newsletter di dicembre

 

“La boje e de boto la va fora”-“st’inverno zugarem a boce co’ e zuche dei siori”

La boje fu un moto contadino di rivolta contro i padroni e contro il governo/stato per protestare contro i soprusi e l’aumentata difficoltà nello sbarcare il lunario a causa dell’aumento dei prezzi, delle tasse e di quanto preteso dagli agrari.

Successivamente alla rotta dell’Adige nel 1882 le condizioni umane, sanitarie, sociali ed economiche dei contadini del Polesine erano davvero pessime e unitamente al rigido controllo politico e ideologico operato da stato e chiesa cattolica era oppressivo l’operato di esercito e carabinieri.

Nell’estate dell’84 nella zona di Occhiobello iniziarono gli scioperi dei braccianti e brigate di lavoratori armati si occuparono di far fronte ai crumiri e banditi al soldo dei padroni.

In poco tempo avviano lotte i lavoratori delle terre del Parmense, Ravennate, Mantovano, Cremonese, Veronese e quasi ovunque le popolazioni si organizzarono da sé, senza capi se non quelli che si formavano negli scontri e nelle assemblee di cascina.

Una parte delle classi subalterne si era capacitata del fatto che nessuna mediazione, men che meno se attuata da intermediari (anche se socialisti e garibaldini), avrebbe potuto dare soddisfazione ai loro bisogni fondamentali.

E anche il Partito operaio, che in alcune realtà di concentrazione manifatturiera stava prendendo corpo, non arrivò che a prendere contatti con quelle realtà di lotta che erano territorialmente più vicine di altre alle zone di prima industrializzazione.

Anche i media che si definiscono democratici ci stanno nauseando da settimane con le sole questioni che essi reputano prioritarie: le maggioranze di governo. Quasi silenzio invece su ciò che attiene a: occupazione lavorativa e diritti sociali, economia e finanza delle popolazioni, sanità, ambiente, istruzione e cultura, violenza e guerre.

Ma chi se strafrega delle loro primarie, del nuovo centro democristiano, dei loro distinguo basati sulle loro mutande sporche; chi se frega delle loro analisi false sui motivi delle crisi del capitalismo e delle loro viscide ricette per risolvere difficoltà da loro create.

Se salire sui tetti e sulle gru è pericoloso e dannoso allora va bene scendere per le strade anche in modo vigoroso e spazzolare quello che è sporco. Nessuno dei ciarlatani della politica di mestiere può essere capo di un movimento di lotta, con l’auspicio che diventi rivoluzionaria, che attraverso le esperienze e il confronto/scontro si dia da sé i propri obiettivi concreti e il modo di raggiungerli.

Noi siamo parte delle classi subalterne, così come un tempo ci sono tempi diversi per prendere coscienza, ma adesso è ora la boje e de boto la va fora.

newsletter di dicembreultima modifica: 2010-12-18T19:00:00+01:00da officinafuturo
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