Ricordare,analizzare,lottare

Raccontare e ascoltare un racconto è ricordare e analizzare. E ricordare la storia è ripensare a ciò che è stato, a ciò che è stata la vita delle persone, i loro legami, le loro passioni, i sentimenti, i progetti, le sofferenze e le fatiche.

La storia della repubblica nata dopo la guerra è fitta di fatiche e sofferenze che hanno caricato il popolo, che siamo noi, di pesi ogni volta maggiori.

In questa stagione si assiemano le ricorrenze e ci si ricorda di quello che è stato e di come è stato; del perché è accaduto e di chi c’era e di chi era al governo, quindi portava le responsabilità. E poi di quanto tragicamente hanno pesato e pesano certi accadimenti e quanta sofferenza hanno causato e ancora causano.

Era la fine di giugno di 50 anni fa a Genova il nostro popolo, comunista e democratico si ribellò all’imposizione fascista di tenere il congresso proprio in quella città e la polizia altrettanto fascista portò agli scontri di piazza in diverse città: a Reggio Emilia furono uccise 5 persone.

E poi altri ricordi si susseguono, spesso riguardano tragedie tanto grandi da spaventare; purtroppo non spaventano coloro che le hanno progettate e attuate. Le ricorrenze sono numerose: i boiachimolla a Reggio Calabria, l’aereo Itavia abbattuto da un missile francese/statunitense…sul cielo di Ustica, la bomba fascista alla stazione di Bologna, la bomba sul treno a s. Benedetto val di Sambro e poi ancora e poi ancora e poi ancora…

E le nostre manifestazioni, nessuna innocente tutte consapevoli del giusto uso della forza contro la violenza; la nostra disponibilità a cominciare un’altra volta la liberazione del paese per farlo diventare una repubblica socialista e poi ancora il confronto con i vecchi partigiani, i racconti delle loro azioni di guerriglia e soprattutto i progetti qualche volta realizzati per costituire le Repubbliche libere dal fascismo (val d’Ossola, Carnia, Montefiorino, Langhe e Monferrato…) che amministravano e prospettavano un futuro libero e ricco di socialità e cultura.

E nei racconti c’è anche la storia successiva, quella del dopoguerra spesso costituita dalle privazioni, dalla povertà e dal sopruso perché chi comandava aveva solo cambiato camicia e chi era comunista non trovava lavoro, oppure era confinato al reparto peggiore, al lavoro più faticoso. Però nei reparti confino della Breda, Isotta Fraschini, De Angeli Frua… la socialità obbligata produceva frutti di antagonismo consapevole e capace di organizzare e costruire i prodromi delle lotte che sarebbero sfociate nella rivolta operaia e studentesca che si oppose alle politiche democristiane. Costruimmo un’altra forma di cultura, anche i padroni pagarono le loro crisi economico-finanziarie, nuove leggi ci diedero maggiori diritti, istruzione e sanità furono concetti riempiti di pratica quotidiana.

L’amica e compagna Teresa racconta della sua travagliata vita di lavoro cominciata prima dei 15 anni e proseguita fra le difficoltà sempre maggiori e in condizioni di minori libertà; con la pesantezza di una giornata che dura ben più delle 8 ore e con la difficoltà di confronto con altri lavoratori: ci racconta di come sia più facile parlare con gli stranieri, perché si ha la stessa consapevolezza di essere sfruttati. La dolcezza di una torta gelato non mitiga la durezza del lavoro in catena.

Anche ora è difficile prospettare un futuro che sia alla portata della nostra vita quotidiana e al tempo stesso contenga il progetto per una nuova società nella quale le ricchezze siano giustamente distribuite, la proprietà privata sia confinata all’estremo, il potere sia direttamente del popolo, cultura  istruzione e sanità siano diritti conquistati, l’ambiente naturale sia un insieme del nostro essere umani e l’ideologia religiosa sia soltanto una scelta personale al pari di una teoria filosofica.

La classe sociale della quale siamo parte, attualmente subalterna al sistema capitalista, sta dando esempi di lotta antagonista che qualche volta marcano limitate ma significative vittorie tattiche; abbiamo il dovere di non sederci (il fiume non porterà il cadavere del nostro nemico), invece dobbiamo lottare consapevolmente per ipotizzare una strategia politica che consenta di supportare ideologicamente l’antagonismo al quale siamo obbligati e insieme permettere il sogno di un avvenire migliore anche a chi è giovane e il futuro ce l’ha ancora davanti.

 

Qualche proposta di lotta nel nostro territorio

Da qualche settimana il reattore di Caorso è stato svuotato delle barre di uranio, sono state spedite in Francia per il riprocessamento e ci torneranno le scorie, così quel luogo è ancora utilizzabile per una delle nuove centrali nucleari che il governo vuole costruire; noi che sappiamo che non esiste nucleare sicuro e soltanto civile, che sappiamo che i problemi non finiscono con lo svuotamento delle barre perché ci restano le scorie per decine di migliaia di anni, che vogliamo energia pulita e non trivellazioni che distruggono terre e mari; noi abbiamo il compito di dire alla gente come stanno le cose e abbiamo il compito di impedire che la decisione diventi realtà.

Contro la privatizzazione dell’acqua sono state raccolte un milione di firme, quindi si farà il referendum; è necessario che lo schieramento e tutti noi che abbiamo firmato per la gestione pubblica del servizio idrico integrato continui la campagna di informazione badando bene a che i voltagabbana (che ci sono anche nel centrosinistra) non possano inquinare le fonti della politica di base.

Un accordo imposto, quindi non accordo ma ordine, ha stabilito la chiusura della Akzo Nobel con l’allontanamento dal lavoro e dal reddito di molte persone: molte di più di quante se ne possano sopportare. Anche se il lavoro è fatica e sfruttamento è necessario lavorare affinchè si abbia reddito per vivere, è questa una delle condizioni capestro del sistema capitalista e così sarà finchè la classe lavoratrice sarà classe subalterna; ma la presenza operaia organizzata nel luogo di lavoro è anche funzione di crescita sociale e antagonista ai padroni, questa presenza organizzata ha il dovere di resistere chiamando in aiuto i propri simili ugualmente sfruttati.

E ugualmente anche sul nostro territorio occorre stare a fianco dei precari e dei lavoratori della scuola: ce l’hanno chiesto, stanno attuando forme di resistenza attiva non solo per difendere il posto di lavoro, ma contro il massacro portato all’ istruzione pubblica e al diritto alla cultura.

 

Noi insieme abbiamo il compito di non cedere, di organizzarci lasciando da parte le piccolezze che ci dividono, di resistere almeno un minuto in più del padrone; anche perché come valeva un tempo “resisti almeno 24 ore perché in questo tempo i compagni liberi si organizzeranno per tamponare la falla che il nemico ha creato”. Per ora è una lotta di resistenza, senza questa non sarà possibile progettare il futuro.

 

Ricordare,analizzare,lottareultima modifica: 2010-07-01T18:39:00+02:00da officinafuturo
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