Il nuovo ruolo della Turchia

Un articolo tutto da leggere apparso su “Al Jazira” il 20 maggio 2010 di Omar Koush, scrittore e ricercatore siriano, una voce nuova da aggiungere al coro dei soliti noti. Scritto prima dell’aggressione dei commandos israeliani alla nave Mavi Marmara, può però aiutare a comprendere nuovi  rapporti geostrategici tra Israele e Turchia 

Turchia, L’ascesa del ruolo turco nella regione mediorientale
di Omar Koush
Al Jazira, 20 maggio 2010

Il successo della mediazione turco-brasiliana che ha portato all’accordo sullo scambio del combustibile nucleare iraniano in territorio turco è un ulteriore segnale dell’ascesa del ruolo della Turchia nella regione mediorientale. La firma dell’accordo è avvenuta alla presenza del Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan, del presidente brasiliano  Luiz Inácio Lula da Silva, e del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. In base ad esso, l’Iran ha espresso la propria disponibilità a trasferire 1.200 chilogrammi di uranio a basso arricchimento in Turchia per ricevere in cambio uranio altamente arricchito, con la collaborazione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA).

A prescindere dalla posizione degli Stati Uniti e dei Paesi europei nei confronti del programma nucleare iraniano, quest’accordo potrebbe aiutare l’Iran ad evitare ulteriori sanzioni internazionali. Infatti, non vi è alcuna giustificazione per l’imposizione di nuove sanzioni all’Iran – ha dichiarato il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu.

L’attivismo turco

La politica estera turca non è nuova a importanti  sforzi di mediazione. Ankara fece da mediatore nei colloqui indiretti tra Siria e Israele che si interruppero a causa dell’aggressione israeliana a Gaza alla fine del 2008. Il ruolo turco in Medio Oriente si è consolidato con il rafforzarsi dei rapporti tra la Turchia e la Siria. E’ degna di nota anche la rapidità con cui la diplomazia turca si era mobilitata per contenere la crisi sorta tra Baghdad e Damasco dopo gli attentati del “mercoledì nero” del settembre 2009, allorché il governo iracheno aveva rivolto le proprie accuse contro Damasco.
L’attivismo turco si è esteso anche alla questione palestinese, in coordinamento con l’Egitto. La diplomazia turca si è estesa all’Iraq, al Libano, ai Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, e ad altri.
Ankara è riuscita a tessere una rete di rapporti, e ad estendere la propria influenza nei Paesi del Levante arabo. Con tali Paesi ha firmato importanti accordi politici ed economici. Istanbul è arrivata al punto di ospitare il primo vertice turco-africano, a cui hanno preso parte 53 capi di Stato e di governo africani. L’obiettivo del vertice era di rafforzare la partnership turco-africana in svariati settori.
Osservando il livello di attivismo regionale della Turchia, è possibile rendersi conto del “soft power” che la Turchia ha sviluppato nell’ambito delle proprie strategie di politica estera, il quale le ha permesso di appianare i suoi problemi con i paesi vicini, e soprattutto di cercare di porre fine al suo conflitto storico con l’Armenia.
I responsabili turchi si sono recati in visita nell’Iraq settentrionale e meridionale, hanno stabilito un coordinamento di alto livello con l’Iran nel settore energetico, ed hanno posto le basi per un consiglio di cooperazione strategica con la Grecia, sull’esempio di quelli creati con la Siria e con l’Iraq.

Profondità strategica

L’ascesa del ruolo turco si basa sulla teoria della “profondità strategica”, la quale sostiene che la posizione geografica e la storia della Turchia la mettono in grado di muoversi con successo in tutte le direzioni, e soprattutto nell’area immediatamente confinante, per salvaguardare la propria sicurezza e perseguire i propri interessi. E’ dunque necessario che i turchi ricompongano la frattura con il Medio Oriente e con le sue questioni, che si è protratta per lunghi decenni durante i quali la Turchia aveva vissuto in una sorta di ripiegamento su se stessa e di isolamento all’interno dell’altopiano dell’Anatolia, comportandosi come uno Stato marginale o periferico del blocco occidentale e della NATO.
Con l’inizio del XXI secolo e con la salita al potere del partito “Giustizia e Sviluppo” (AKP) in Turchia, i turchi sono tornati a bussare con forza alle porte della politica mediorientale ed hanno compiuto ogni sforzo per uscire dallo stato di emarginazione che la loro dipendenza dalla NATO gli aveva imposto. Ciò è avvenuto soprattutto dopo che essi si sono resi conto che sopportavano un grosso fardello per salvaguardare la sicurezza atlantica ed occidentale, ricevendo ben poco in cambio se non la proibizione occidentale di condividere i frutti del progresso economico e della stabilità politica. Ad essi dunque non restava altro che sperimentare una nuova direzione, che puntava verso oriente e verso il mondo islamico.

Un grande vuoto politico

Dopo l’ascesa al potere dell’AKP, la Turchia ha adottato la politica del “soft power” e dell’espansione verso est e verso sud. Ankara è riuscita a concludere accordi bilaterali con molti Paesi arabi ed a rafforzare la propria cooperazione politica ed economica – soprattutto con la Siria, il Libano, l’Iraq, i Paesi del Golfo, e l’Egitto.
Si può dunque dire che l’arrivo al governo dell’AKP in Turchia nel 2002 ha rappresentato un punto di svolta nella politica turca. In questo contesto, è necessario ricordare che il rifiuto del parlamento turco di permettere il dispiegamento di truppe americane sul suolo turco durante l’invasione americana dell’Iraq ha rappresentato una delle principali premesse di questa svolta. Ma le radici di questa trasformazione risalgono al fatto che lo Stato turco si è trovato in un’epoca storica in cui si è visto costretto a modificare e ad evolvere i propri orientamenti di politica estera a causa dei cambiamenti che si erano verificati nel mondo dopo la fine della Guerra Fredda.
La Turchia ha sviluppato un Islam liberale, efficiente, e dotato di visione e di capacità progettuale. Il dialogo interno ne ha incrementato la vitalità e lo ha ancorato alle riforme politiche permettendogli di emergere dal passato. Esso è stato affiancato dalla comparsa di una società civile che si è affermata sullo Stato centralistico. Questa trasformazione è stata sostenuta da un’economia vitale ed in ascesa, che ha cominciato ad occupare un posto tra le grandi economie mondiali.
Gli ultimi anni hanno visto una sensibile ascesa del ruolo turco nella regione mediorientale, che è culminata con il successo dell’accordo nucleare con l’Iran, il quale potrebbe contribuire a risolvere la questione nucleare iraniana.
Si può dire che le basi del ruolo turco in Medio Oriente risalgono al vuoto di potere che ha regnato nella regione dopo il crollo dell’ordine regionale arabo, ed a seguito della frammentazione e della disintegrazione che si è impadronita della situazione araba, in particolare dopo l’occupazione americana dell’Iraq nel 2003.
I leader dell’AKP si sono resi conto dell’importanza del Medio Oriente in quanto regione confinante con la Turchia in cui Ankara poteva giocare un ruolo senza scontrarsi con l’opposizione delle potenze mondiali. Si può dire infatti che il ruolo turco nella regione mediorientale non trovi opposizione da parte americana poiché la Turchia rappresenta un contrappeso all’influenza iraniana nella regione, a cui Washington invece si oppone.
La Turchia gode inoltre di una buona immagine presso molti ambienti arabi, che guardano con ammirazione al modello turco – il quale è riuscito a risolvere la contrapposizione fra religione e stato, ed il problema della pacifica alternanza al potere – ed ai successi dell’economia turca. I Paesi della regione sono dunque propensi a cooperare con lo Stato turco, anche a causa della memoria storica condivisa, ed in considerazione del fatto che la Turchia rappresenta un nuovo polo di attrazione che potrebbe costituire un’alternativa rispetto alle potenze tradizionalmente presenti nella regione. Ankara può dunque giocare un ruolo importante negli equilibri regionali e può essere un partner di primo piano nella definizione delle politiche della regione.
Questa situazione ha fatto sì che la Turchia trovasse aperta davanti a sé la strada per giocare un ruolo in Medio Oriente, all’ombra della competizione fra Israele e l’Iran, e della frammentazione araba che ha dato vita a due fronti contrapposti, quello della “moderazione” e quello della “resistenza”.

Gli ambiti dell’attivismo turco

Il ruolo turco in Medio Oriente ha caratteristiche specifiche nel contesto del capovolgimento degli equilibri e delle politiche regionali. Esso contribuisce a smuovere la fase di stallo vissuta dalla regione. Alla base di tale ruolo vi sono ragioni diverse, legate agli interessi nazionali turchi. Basti qui ricordare che la trasformazione nelle relazioni turco-siriane non riguarda solo l’ambito politico, ma anche quello economico.
La Turchia vuole fare della Siria la propria porta verso il mondo arabo, ed in particolare verso l’Egitto ed i Paesi del Golfo. A questo scopo fu firmato un accordo di libero scambio nel 2004, che ha cominciato ad essere applicato nel 2007. In questo stesso contesto è stato concluso l’accordo per l’apertura delle frontiere tra i due Paesi, con l’abolizione del visto di ingresso, per non parlare poi della firma di decine di accordi economici.
Attualmente si può assistere al continuo scambio di delegazioni di uomini d’affari tra i due Paesi, all’annuncio di nuovi investimenti e della costituzione di società compartecipate, ed alla forte presenza di merci e di prodotti turchi nei mercati siriani. Il volume degli scambi commerciali tra i due Paesi è aumentato a ritmo crescente ed ha raggiunto in pochi anni i due miliardi di dollari l’anno. Ci si aspetta che esso superi i cinque miliardi di dollari entro pochi anni, facendo della Turchia il primo partner commerciale ed economico della Siria.
La Turchia ha cominciato a stabilire la propria egemonia economica anche sulla regione autonoma del Kurdistan iracheno, impadronendosi di quote importanti del mercato locale ed investendo in progetti infrastrutturali. I turchi stanno allacciando rapporti anche con le altre regioni irachene.

Ma a questo punto sorge un interrogativo: l’ascesa del ruolo turco in Medio Oriente avviene a spese di altri Paesi? In altre parole, l’ascesa del ruolo turco determina il declino dell’influenza di altri Paesi, o si compenetra con il ruolo che tali Paesi giocano nella regione?
La realtà è che le divisioni interarabe, l’assenza di coordinamento e di cooperazione fra i Paesi arabi, e il mancato funzionamento delle istituzioni arabe comuni hanno contribuito a creare un vuoto politico e un’impasse a livello arabo, e ciò ha lasciato spazio all’ascesa di potenze regionali che hanno cominciato ha giocare un ruolo importante in Medio Oriente. Paesi come l’Iran e la Turchia hanno dunque cominciato a giocare una parte di primo piano, mentre i Paesi arabi giocano un ruolo secondario in tutte le questioni regionali.

I principi dell’attivismo turco

L’attuale ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu, che è considerato la mente della politica estera turca, ha definito i principi di tale politica in termini di un equilibrio tra libertà di circolazione e sicurezza. A tale scopo è necessario porre fine agli attriti con i Paesi vicini e risolvere i problemi in sospeso con essi, e adottare il principio della “pace preventiva” che richiede la risoluzione dei conflitti nelle regioni confinanti con la Turchia.
Questa politica si è incarnata nella mediazione turca fra la Siria e Israele, e tra le parti in conflitto in Iraq e nello Yemen. Ultimamente tale politica si è tradotta nella mediazione congiunta con il Brasile per trovare una soluzione alla questione nucleare iraniana. In aggiunta a questo, la Turchia ha adottato il principio della partecipazione attiva nelle regioni che rientrano nello spazio vitale turco.
I politici turchi si sono sforzati di mettere in pratica questi principi aprendo un dialogo strategico con i partner della Turchia in Medio Oriente, in Europa, in Asia centrale, nel Caucaso, e nei Balcani, al fine di garantire la sicurezza comune, la cooperazione economica e la convivenza culturale.
La Turchia è diventata un Paese essenziale, presente in tutte le questioni che riguardano il Medio Oriente in particolare, e la regione circostante in generale. Essa ha promosso il proprio ruolo a livello regionale infondendogli un grande dinamismo ed un atteggiamento proattivo – e non reattivo – che si differenzia dai ristretti orizzonti ideologici e dai pregiudizi del passato, e si traduce nella capacità di iniziativa e nella forte presenza della Turchia in tutte le crisi e in tutti i conflitti regionali.

(Traduzione a cura di Medarabnews)

http://www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&file=article&sid=9326

 

 

Il nuovo ruolo della Turchiaultima modifica: 2010-06-02T19:38:05+02:00da officinafuturo
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