La società dello spettacolo

Guy Ernest Debord (1931– 1994) scrittore, regista e filosofo francese, tra i fondatori dell’Internazionale Lettrista e dell’Internazionale Situazionista nel 1967 scrive il suo saggio più celebre, La società dello spettacolo, che denuncia  il processo di trasformazione dei lavoratori in consumatori operato dal capitale.Tra il 1952 e il 1978  visita spesso l’Italia e nel 1977 ne viene espulso con l’accusa di fomentare la violenza. Muore suicida con un colpo di fucile nel 1994.

Il pensiero di Debord sviluppa  i concetti di alienazione e reificazione, già centrali nelle riflessioni di Karl Marx, ma reinterpretati alla luce delle trasformazioni della società europea nel secondo dopoguerra con l’emergere dei nuovi fenomeni sociali del consumismo e della centralità dei mass media che segnano una nuova fase nella storia dell’oppressione della società capitalista: ciò che aliena l’uomo, ciò che lo allontana dal libero sviluppo delle sue facoltà naturali non è più, come accadeva ai tempi di Marx, l’oppressione diretta del padrone ed il feticismo delle merci, bensì è lo spettacolo, che Debord identifica come  « un rapporto sociale fra individui mediato dalle immagini »
Una forma di assoggettamento psicologico totale, in cui ogni singolo individuo è isolato dagli altri ed assiste nella più totale passività l
o spettacolo, di cui i mass media sono solo una delle molte espressioni, parte fondante della società contemporanea, ed il responsabile della perdita da parte del singolo di ogni tipo di individualità, personalità, creatività umane: la passività e la contemplazione sono ciò che caratterizza l’attuale condizione umana.

Ciò che rende lo spettacolo ingannevole e negativo è il fatto che esso rappresenta il dominio di una parte della società, l’economia, su ogni altro aspetto della società stessa; la mercificazione di ogni aspetto della vita quotidiana rompe quell’unità che caratterizza la condizione umana propriamente detta: « Più egli contempla, meno vive; più accetta di riconoscersi nelle immagini dominanti del bisogno, meno comprende la sua propria esistenza e il suo proprio desideri » 
 
Proprio in risposta alla frammentazione ed alla passività della società dello spettacolo, il programma dell’Internazionale Situazionista si propone di portare alla luce i «desideri dimenticati», creando situazioni (da qui il nome del gruppo) in cui gli individui potessero divenire partecipanti gioiosi della vita e non osservatori passivi dello spettacolo. In questo senso l’approccio situazionista all’arte si richiama alle avanguardie del primo Novecento,  Dadaismo e Surrealismo, nel loro provocatorio rifiuto dell’arte tradizionale.

Debord  pone attenzione alle nuove forme di ribellione sociale. Gli esempi che considera sono gli scioperi selvaggi, il vandalismo delle bande giovanili, il saccheggio, la rivolta nel quartiere nero di Los Angeles. Vi vede un rifiuto del consumo imposto e della merce. Debord definisce questi eventi «il secondo assalto proletario contro la società di classe» (La Società dello Spettacolo). Questo assalto non è dovuto, come il primo, alla miseria, ma al contrario è diretto contro l’abbondanza. E proprio come il movimento operaio è stato preceduto dal luddismo, questo nuovo assalto assume inizialmente forme criminali, dirette alla «distruzione delle macchine del consumo permesso» (ibid.).

Debord attribuisce all’avanguardia un ruolo estremamente positivo è però concepita in modo diverso rispetto a Lenin. Secondo Debord essa ha un ruolo esclusivamente prerivoluzionario, volto a favorire l’insurrezione attraverso una critica radicale delle società  capitalistiche moderne, nei loro aspetti politici, economici, urbanistici.

«Noi organizziamo solo il detonatore: l’esplosione libera dovrà scapparci per sempre, e scappare a qualsiasi altro controllo» (L’Internationale Situationniste).

La società dello spettacoloultima modifica: 2010-03-21T00:52:00+01:00da officinafuturo
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