Niente mendicanti al banchetto elettorale

Anche nelle terre del Celeste a breve si correrà per i seggi del consiglio, ambiti perché gli eletti vincitori si assicureranno oltre alla notorietà anche la supremazia su vassalli, valvassori, valvassini e subalterni, mentre ai servi della nuova gleba sarà ancora concesso il legame alla fatica e al dovere verso il signore.

Il Celeste avrà piacere di sedere in compagnia (quella delle opere a lui cara) degli amici riverenti e riconoscenti verso la sua magnanimità e discrezione, ma al tempo stesso memori del potere di imprimatur consacrato, attraverso gli anni della devozione altissima, dal potere spirituale e da quello temporale misurato e quantificato dall’uso del denaro.

Cavalieri concorrenti e paladini già in resta sull’arcione siete pronti alla disfida; sugli scudi nelle strade le immagini diffondono colori e pensieri di delizie, di fiducia speranzosa nel futuro certo migliore.

Il carosello prenderà via con l’affanno dei già perdenti a sgomitare per elevarsi al rango superiore, nella polvere dei sogni che subito si infrangeranno di fronte agli obblighi di schieramento;

anche gli scherani e i portaborse sacrificati nelle prime scaramucce a pagamenti di balzelli e votati a dimostrare servaggio e attaccamento ai loro signori finiscono schiacciati nelle manovre di accerchiamento e nei primi duelli.

Il ruggito dei cavalli-motore, le urla di tripudio o di dolore, mugugni e risentimenti, rabbia e impotenza sono le manifestazioni umane dei primi scontri che già decimano le fila e i concorrenti dell’una e dell’altra delle maggiori parti, perché delle minori affiliazioni nessuno avrà cura nè memoria.

La sicurezza degli affari, la garanzia di primeggiare, la potestà sui territori, le credenziali accreditate, i maneggi con gli amici e le logge riservate, tutto passato attraverso la gestione del potere nella continuità degli anni; qualche capello grigio mostra il Celeste ma valida ancora è la sua prestanza, il potere gliela riconosce.

La parte avversa appronta il concorrente, già appesantito dall’ultima sconfitta è però tirato a lustro: anch’egli si presenta, anch’egli sull’arcione preceduto dagli scudieri a vantare conquiste, proprietà e appartenenze, capacità di far fruttare dividendi, attaccare e stringere alleanze.

Però che pena.

Ancora una volta il momento è topico: chi scegliere, chi sostenere, che non si sostenga già da solo; perché sostenere vuol dire sopportare, vuol dire portarne il peso, vuol dire averne vergogna se il candidato sarà sconfitto e vuol dire dividere forse briciole o piccoli favori pagati al prezzo di aurei regali.

I vincitori, cavalieri assisi e incollati sugli scranni, ma anche gli sconfitti, ugualmente incollati per anni a vantarsi di nuove conquiste, di nuovi ambiziosi traguardi raggiunti per il benessere del popolo, ma in realtà per la gloria del Celeste e per il proprio tornaconto misurato in migliaia di aurei baiocchi, guarderanno, venduti e vili, quei miseri che per dovere o per ignavia li hanno lì sopra innalzati.

Lussureggiante sarà il banchetto, gli odierni ricchi epuloni ancora sprezzanti lanceranno briciole dei loro avanzi, i tanti satolli commensali a guardare dall’alto il volgo numeroso e inane in attesa di una scintilla che dia origine a una nuova possibilità.

I servitori recano ai tavoli le ultime portate: già, con le spezie di nuovo si immaginano le Indie e gli aromi dolci dei frutti esotici riempiono l’aria…ma attenzione: tutta la frutta è già stata avvelenata.

 

Niente mendicanti al banchetto elettoraleultima modifica: 2010-02-15T21:22:51+01:00da officinafuturo
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