ARANCE NERE

Il vangelo dei credenti impone di porgere l’altra guancia se si riceve un’offesa, ma a dire questo è chi porta l’offesa non chi la riceve.

La quotidianità di chi lavora registra infinite offese, ben più gravi di uno schiaffo: morti, infortunati, schiavizzati, insultati, licenziati, prostituite, esseri umani ridotti a merce da consumare (a qualsiasi macchina è riservata ben altra attenzione).

I lavoratori schiavi delle campagne di Rosarno hanno deciso che le offese erano troppe e non più sopportabili anche per persone che hanno dovuto imparare a subire molto, hanno deciso che lo scontro in atto provocato dai padroni delle campagne e delle clientele mafiose andava contrastato con gli stessi strumenti, quegli strumenti che hanno preso per difendere la propria persona, la propria dignità, la propria vita per quanto questa fosse condotta in condizioni miserevoli, non degne di esseri umani.

E’ stato scritto che essi sono irregolari (secondo regole truccate), che sono bestie incivili (qual è la civiltà di chi li ha costretti nei tuguri?), che non sono degni di stare in società (la società che sfrutta e uccide), che si è trattato di una reazione spropositata ad un unico atto teppistico (in realtà tanti atti teppistici organizzati e fomentati da capibastone), che hanno morso la mano che dava a loro lavoro (e li teneva come animali nelle stalle), che hanno rubato lavoro ai calabresi (non lavoro ma sfruttamento e schiavitù).

Non si è trattato di uno scontro di strada, di guerriglia, si è trattato di un episodio di lotta di classe, di scontro duro fra classi avverse in un momento in cui la classe più forte ha intensificato lo scontro e la classe subalterna ha accettato lo scontro, senza le mediazioni che nessuna istituzione avrebbe saputo e voluto ipotizzare.

Il presidente della regione ha dichiarato che nulla era in suo potere (egli conosceva l’illegalità e l’ha avallata per anni), i sindaci della zona hanno abdicato alle loro competenze a favore dei padroni, le rappresentanze sindacali siedono comode su poltrone unte di indecenza e meschinità, prefetto e forze di polizia si occupano delle azioni da rappresentare in televisione non di indagare su ciò che è già fin troppo evidente e di impedire ciò che è delittuoso.

Se la situazione di illegalità è più che conosciuta, l’istituzione che non interviene è complice del bandito.

Circa 25 euro al giorno per 10/12 ore era la paga per uno sfruttato; quanto paghiamo noi un kg di arance?

E quando le paghiamo un po’ meno abbiamo coscienza di come mai il prezzo è più basso?

Lo scontro ha avuto origine dal drastico cambiamento delle condizioni economiche che indagini e procedimenti sanzionatori hanno imposto alla gestione e raccolta negli agrumeti, la restrizione economica degli affari illegali è stata scaricata sui lavoratori.

Un’inchiesta giornalistica (la Stampa) racconta che le 5049 famiglie di Rosarno vivono con la coltivazione di piccoli aranceti (ci sono anche 4/5 latifondisti), per la raccolta servono 3000 braccianti (un calabrese a 35 euro/giorno –un nero 25 euro/giorno) reddito per ettaro circa 8000 euro+ contributi europei+contributi INPS di disoccupazione+la truffa dell’aumento finto della quantità di prodotto (produco 100 quintali di arance e ne dichiaro 500/1000, le associazioni di categoria e le cooperative garantiscono la adeguata copertura).

Negli ultimi anni cambia la solfa: INPS riduce i contributi da 3000 a 1200 lavoratori disoccupati- gli assegni calano da 8 milioni a 2 milioni euro- nel 2004 8 imprenditori/padroni finiscono in galera per truffa di 600000 euro alla UE-di 250 camion di arance dichiarati ne erano partiti 12-due anni fa altri 45 arresti per truffe del valore di 18 milioni euro e 11000 tonnellate di arance dichiarate ma mai prodotte-e le spremute ottenute da prodotto di seconda scelta? Mai prodotte.

Oggi i rimborsi arrivano a forfait 1500 euro/ettaro-le cooperative sono state chiuse- il prezzo degli agrumi è crollato (i padroni attuano il ricatto)-i coltivatori dei piccoli agrumeti lasciano la frutta sugli alberi (dicono che lo scirocco ha bollito le arance).

Due anni fa servivano 1800 lavoratori/schiavi, oggi ne occorrono poche centinaia e poi è meglio sfruttare “quelli dell’est europeo” che non reclamano e non danno problemi di permessi di soggiorno.

Ma la società calabrese di Rosarno ha risolto i suoi problemi con la caccia/cacciata dei “neri”?

Niente affatto: lo scontro è ancora in atto, ai padroni non basta avere vinto la prova di forza con a fianco l’alleato statale, essi vogliono ancora mangiare, ingrassare i loro profitti e lo vorranno fare sulle spalle/vite della classe avversaria che per questa volta ha avuto l’aspetto dei lavoratori immigrati, ma anche per il futuro avrà comunque l’aspetto dei lavoratori.

Quella parte di classe lavoratrice che ha avuto forza, coraggio, determinazione  e coscienza per ribellarsi ci ha dato questa preziosa lezione, sappiamone fare esperienza perché il nostro futuro è simile a quello dei nostri compagni neri.

 

 

ARANCE NEREultima modifica: 2010-01-13T19:27:23+01:00da officinafuturo
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