ACQUA PESANTE

ACQUA PESANTE. No non si tratta di ossido di deuterio, bensì della pesantezza socio-economica che ulteriormente apportano le scelte governative di privatizzare l’intero servizio idrico.

Comincia quasi tutto con l’art 113 del D.lgs 267/2000 (gestione delle reti e dei servizi pubblici di rilevanza economica); il testo è stato più volte modificato in seguito a sentenze della Corte costituzionale e a qualche risultato positivo dalle lotte sociali, il merito riguarda la negazione degli affidamenti diretti (senza gara) da parte delle pubbliche amministrazioni per la gestione di servizi dai quali soggetti privati possono trarre profitto. Ovvero anche servizi basilari e strettamente necessari per la vita che sono forniti da un comune ai suoi cittadini devono essere dati da un soggetto esterno al comune e il soggetto deve essere scelto con una gara concorrenziale di tipo economico: l’acqua è proprietà comune, ma la sua distribuzione deve essere gestita da un privato, che ci guadagna sopra: come si dice “con l’acquedotto ci mangiano”

 

La regione locomotiva, la più vogliosa di primeggiare, la Lombardia ha legiferato con la n. 26/2003 che tratta di rifiuti, energia, uso del sottosuolo, acqua.

In particolare per quanto riguarda l’acqua la Lombardia stabilisce che vengano realizzati tanti ATO (ambito territoriale ottimale) quante sono le province più uno per Milano città: l’ATO è l’ente formato dai comuni della provincia (i sindaci e il presidente della provincia) che stabilisce le tariffe, i piani di investimento e di finanziamento, attiva le gare, gestisce i rapporti fra comuni e aziende, determina le priorità di intervento industriale, definisce ciò che è di interesse comune dell’ATO (progetto finanziato da tutti i comuni) e ciò che è interesse di un solo comune (progetto escluso da finanziamento collettivo).

 

Art 2 comma 3 l.r. 26/2003 Lombardia “i proprietari e i gestori pongono le reti, gli impianti e le altre dotazioni patrimoniali a disposizione dei soggetti incaricati dell’erogazione del servizio (idrico)”

Art 49 comma 1 l’ATO organizza il servizio (idrico) secondo le modalità dell’art 2

Art 49 comma 3 …con regolamento regionale sono specificati i segmenti di attività inclusi nella gestione delle reti e impianti, nonché quelli facenti parte dell’erogazione…

Con gli ATO i comuni hanno perso ogni capacità di intervento gestionale del ciclo idrico integrato; la scelta di dichiarare per statuto comunale che l’acqua è priva di rilevanza economica resta una pura dichiarazione politica priva di ogni effetto circa gli affidamenti gestionali.

Gli ATO della Lombardia si sono comportati in maniere diverse in dipendenza delle scelte politiche delle amministrazioni: quello di Pavia ha avviato subito le procedure per una gara con l’intento di trovare un soggetto privato, lo stesso sta facendo quello di Lecco,a Milano è la soc. MM che gestisce (MM è quotata in borsa), altri ATO sono rimasti fermi in attesa di maggiori chiarimenti.

Quello di Lodi ha scelto l’affidamento diretto (in house) della gestione, è stata costituita una società pubblica formata dai quattro gestori già presenti che hanno mantenuto la loro struttura industriale e hanno continuato a gestire il servizio affidato loro dall’ATO (non più dal comune), i comuni hanno mantenuto le proprietà delle reti e degli impianti (non in stretta proprietà ma attraverso le aziende delle quali sono soci ASTEM, ASM,CAP,Basso Lambro)

Nel frattempo le aziende si sono aggregate e scomposte con passaggi di pacchetti azionari e hanno diviso i loro settori: energia, acqua, rifiuti, verde; si sono così formate le holding che raggruppano diverse aziende o rami di azienda: Linea Group, Amiacque, Cap Holding.

All’interno delle aziende ci sono per es. ASTEM patrimoniale e ASTEM gestione la prima detiene il pacchetto azionario del comune di Lodi, la seconda fa parte di SAL e dentro SAL gestisce il servizio idrico di Lodi secondo le direttive dell’ATO.

ASTEM fa parte di Linea Group e detiene il 49% di ASM, il 51% è detenuto dal comune di Codogno.

Anche per le aziende pubbliche è importante il profitto e i manager non rispondono più ai consigli comunali ma al socio di maggioranza; per Lodi (che possiede ASTEM al 98,5%) il sindaco è socio importante in Linea Group ma per Cornegliano Laudense (che possiede circa 1,8% di Cap Holding territorialmente afferente al Lodigiano) il sindaco non conta niente.

 

In precedenza esisteva SOLEA (azienda fantasma, scatola vuota voluta dai politici lodigiani), poi è stata creata SAL (“società acqua lodigiana” che solo recentemente ha acquisito i rami idrici delle aziende già presenti: lavoratori, qualche automezzo, qualche magazzino in affitto) alla quale l’ATO ha affidato con un contratto trentennale la gestione del servizio idrico in forma diretta (perché SAL è di proprietà dei comuni anche attraverso le aziende delle quali sono soci) questo era possibile secondo il DL Ronchi e come vuole la legge le proprietà delle reti e degli impianti restano pubbliche (anche attraverso società per azioni).

SAL ha un consiglio di amministrazione che risponde ai soci (le quattro aziende) e implicitamente risponde ai sindaci che approvano i piani industriali in quanto componenti dell’ATO, del resto anche le quattro aziende devono ascoltare i loro soci ( i sindaci per le quote azionarie) ma va da sé che il sindaco che possiede il 98,5% si fa ascoltare, gli altri invece ascoltano i dirigenti aziendali.

Nell’agosto 2008 il parlamento ha approvato la legge 133 che deriva dal DL 112/2008 (un decreto omnibus che riguarda: energia nucleare, libri di testo, piano casa, perequazione finanziaria….) che all’art 23 bis stabilisce le modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica:

comma 2 il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avviene a favore di imprenditori individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica….

comma 8 ….le concessioni relative al servizio idrico integrato rilasciate con procedure diverse dall’evidenza pubblica cessano comunque entro e non oltre la data del 31/12/2010

comma 12 restano salve le procedure di affidamento già avviate alla data di entrata in vigore della legge

 

Questo ultimo comma ha fatto dire che l’affidamento diretto dell’ATO di Lodi era salvo perché intervenuto prima della legge, ma…

Dopo l’emanazione della legge 26/2003 di regione Lombardia, il 10/10/2006 il presidente del consiglio dei ministri aveva presentato ricorso alla Corte costituzionale che ha sentenziato il 16/11/2009 dicendo che il disposto dall’art 49 (che disponeva la separazione dei servizi di gestione ed erogazione idrica) della l.r. è in contrasto con gli art 114-117-119 della costituzione; in conseguenza di questa sentenza (che non cancella tutta la legge ma solo un articolo) si è verificata una carenza legislativa a livello regionale e ciò ha causato l’arresto dei processi di privatizzazione avviati dagli ATO di Pavia e Lecco.

 

Ma…il parlamento ha prontamente convertito in legge 166/2009 il DL 135/2009 (un altro decreto omnibus che riguarda: concessioni autostradali, vendita di elettrodomestici, riciclaggio di denaro, circolazione stradale e ferroviaria, opere per EXPO 2015…) con l’art 15 viene stabilito che il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avviene con procedura competitiva di evidenza pubblica, che se la società di gestione è mista-pubblica al socio privato deve essere dato almeno il 40% della partecipazione, che le gestioni in essere alla data del 22/8/2008 affidate in house cessano alla data del 31/12/2011 senza bisogno di deliberare in merito, che gli affidamenti diretti in essere e dati a società a partecipazione pubblica e quotata in borsa cessano alla scadenza contrattuale  a condizione che la partecipazione pubblica si riduca a non più del 40% entro il 30/6/2013 e non superi il 30% entro il 31/12/2015…..

 

Questo sta a significare che la scelta effettuata dall’ATO di Lodi finisce il suo effetto e deve essere indetta una pubblica gara; pare che l’orientamento dell’attuale amministrazione provinciale sia indirizzato verso la realizzazione di una società mista.

 

Nei due anni trascorsi l’ATO di Lodi non ha combinato gran che: hanno pesato le divergenze interne al centrosinistra, la mutevolezza delle legislazioni, le diverse e antagoniste scelte aziendali, la insufficiente presenza e capacità politica delle associazioni e del movimento in generale.

 

La tariffa media complessiva del servizio idrico è stata sempre contenuta in livelli accettabili e ciò grazie alle economie, alle gestioni interne ai comuni, al controllo sociale delle aziende e nonostante questo è stato avviato un buon piano industriale per la qualificazione di reti di fognatura e qualche depuratore.

Ora con l’avvenuto rinnovo dell’amministrazione provinciale e dei sindaci (tranne Lodi) e della definitiva composizione aziendale della SAL, l’ATO sta procedendo all’avvio dei piani (stralcio e definitivo) già approvati e finanziati nel corso del 2008-2009; la tariffa media integrata 0,822 euro/m3 leggermente ridotta rispetto allo scorso anno è lo strumento politico-economico per il mantenimento del livello gestionale.

Nel sito www.provincia.lodi.it si trova il banner dell’ATO dove leggere: piano di ambito, delibere di approvazione, piano tariffario, gestore del servizio, formazione dell’assemblea

 

E’ difficile superare l’enorme ostacolo costituito dal sistema capitalista, che dimostra capacità di trasformazione e riproduzione di se stesso attraverso il consumo, la distruzione e il rinnovo dell’essenza delle merci, prima fra tutte la merce denaro. Il nostro pensiero è che un movimento antagonista al capitalismo si deve porre il compito molteplice di contrastare il sistema con la definizione di una strategia complessiva e contemporaneamente l’attuazione di tattiche sovrastrutturali di contrasto dei singoli piani economici, industriali, territoriali.

 

ACQUA PESANTEultima modifica: 2009-12-19T12:49:27+01:00da officinafuturo
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