IGNOBAMA . L’IGNOBILE NOBEL A OBAMA

“… noi americani non abbiamo cercato di dominare il mondo. Noi non cerchiamo di occupare altre nazioni, non pretendiamo le risorse di altre nazioni, e non colpiamo altri popoli a causa della loro fede o etnia differente dalla nostra”. Martedì 1 dicembre 2009, West Point, il Presidente degli Stati Uniti.

 

Una risata vi seppellirà: ma la memoria delle imprese dell’impero americano nel mondo corre ai seicentomila trucidati delle Filippine a cavallo del XIX e XX secolo, ai due milioni in Indonesia negli anni ’60, al Piano Condor in America Latina nel 1975, al genocidio dei contadini di tre quarti del mondo da parte del Fondo Monetario Internazionale (Tesoro USA) e alla Federal Reserve americana,  ancora in corso col record di 2,7 miliardi di affamati odierni; al sostegno al progetto sionista di annientamento dei palestinesi e ai due milioni di morti fra Iraq e Afghanistan dal 2001 a oggi…e allora non viene proprio voglia di ridere.Ma la realtà, ancora una volta, supera la fantasia: il presidente USA  riceve il premio Nobel per la Pace, dopo aver mandato altri 30.000 soldati a combattere una guerra infinita, soldati di un paese con  un deficit di 1.400 miliardi di dollari, con un debito pubblico record di 10.600 miliardi di dollari, di cui 700 in mano alla Cina, che sta ora peggiorando con una dissennata nuova avventura militare in Afghanistan al costo di 160 miliardi di dollari l’anno

Nel  luglio scorso ero a San Francisco, città con alto livello culturale e altrettanto  record di senza fissa dimora: l’euforia  del cambiamento era evidente. Il viso sorridente di Obama in vetrofania sorrideva tra le bandiere multicolori  della comunità gay, dalle finestre dei quartieri hippy,dalle fiancate delle auto in Ocean drive, negli imprevedibili musei delle cere insieme al poco nero anche lui Michael Jackson. Il mio timido inglese non mi ha permesso le quattro chiacchiere nella libreria anarchica Bound Together , dove comunque forse una piccola immagine dell’uomo nuovo poteva anche starci dopo gli otto anni di tenebre neoconservatrici.

E anche qui in Italia era alta la fiducia, ho ricordato la sensazione di  poco sentiti mielosi temi scolastici ai tempi di J.F.K. ante e post mortem…scusate, ma tengo età.

Lo scetticismo di alcuni, pochi, di noi si è scontrato con l’ottimismo acritico di compagni ed editorialisti  “illuminati”, oltre che con la solita farsa dei grandi media compiacenti-silenti, coi loro giornalisti asserviti …ma le previsioni non erano  difficili,  le presidenze “democratiche” statunitensi del dopoguerra hanno rappresentato la continuità dell’imperialismo all’estero e della ‘guerra ai poveri’ interna propria dei repubblicani.

Con le sue parole, e soprattutto con i fatti, Obama ci conferma che i cambiamenti a Washington sono marginali,  che lo status quo è fermamente al suo posto, perché Obama è un presidente  costruito a tavolino: a comandare sono altri, gli stessi che lo hanno finanziato e che da decenni controllano i media, condizionando a tal punto le menti dei cittadini da far accettare che venga assegnato il Nobel per la pace a chi vuole o permette la guerra, sebbene “giusta”, il golpe in Honduras, l’occupazione militare e le 7 basi in Colombia, il no alla chiusura di Guantanamo e Bagram, la continuazione dell’embargo a Cuba, le stragi di civili in Afghanistan, la copertura alle perlustrazioni dell’OEA a Israele, l’attentato in false flag alle alte cariche della guardia nazionale Iraniana, la Rivoluzione verde di Theeran, il  ripristino della IV Flotta, le cui unità da guerra dall’anno scorso hanno ripreso ad incrociare nelle acque dei Caraibi e dell’Atlantico dopo quasi 60 anni di inattività…  con la semplice giustificazione che “la scelta [di Obama] non è tanto un riconoscimento per i risultati raggiunti, quanto un invito ad agire” , un premio nobel preventivo, come la prevenzione che tanto sta a cuore agli USA.

Un Nobel manipolato: Thierry Meyssan, giornalista e attivista politico francese, ha denunciato  la corruzione del Comitato per il Nobel e i legami tra il suo presidente, Thorbjørn Jagland, e i collaboratori di Obama.

Il ricordo va a due illustri precedenti.

2002: Nobel per la Pace a Jimmy Carter, pioniere della svolta religiosa fondamentalista dei presidenti americani, la Bible Belt Politics, politica di rincorsa dei voti delle destre religiose estreme degli Stati americani del sud. Un democratico, oggi simbolo di pace, che  tra l’altro ha autorizzato dal 1978 ingenti forniture d’armi al genocida Suharto nella sua impresa contro Timor Est, 250.000 morti civili, con l’aiuto di Israele nell’invio di jet militari.

2007: Nobel per la Pace ad Al Gore, l’uomo che diede il via alla privatizzazione della Difesa  secondo la regola dei contratti No-bid Cost-plus, dove l’appalto è assegnato dall’alto e senza gara, mentre i costi sono rimborsati alla ditta prescelta semplicemente in base alle sue dichiarazioni di spesa, e senza che alcuna Authority statale possa controllare alcunché. I fondi così sperperati da Washington hanno raggiunto le decine di miliardi di dollari di denaro pubblico nella sola guerra in Iraq.

Ma a noi  spetta soprattutto denunciare  l’ennesimo e plebiscitario atto di super-servilismo del governo e dell’intero mondo parlamentare italiano che, battendo gli altri europei in volata, ha subito garantito ad Obama l’invio di altri 1140 militari in Afghanistan, a poche settimane dalle promesse leghiste di riportare “entro Natale” una parte delle truppe a casa. Ampio consenso da parte di tutta la sedicente opposizione parlamentare, PD e IDV in primis. Piero Fassino, che tanto si lamentò quando non lo volevamo alle manifestazioni no-war, ha criticato le intenzioni del governo di aumentare sì le truppe in Afghanistan ma di diminuire quelle in Bosnia e Kosovo.
Fino al  nuovo e inevitabile “lutto nazionale”,  e ipocrita piagnisteo massmediatico.

Movimento no-war ci vogliamo risvegliare?

IGNOBAMA . L’IGNOBILE NOBEL A OBAMAultima modifica: 2009-12-14T15:45:49+01:00da officinafuturo
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