NO NUKE

Il testo  incompleto vuole essere una provocazione per avviare un confronto anche in contraddittorio, tale per cui sia poi possibile sviluppare un’azione politica e scientifica a supporto di una strategia collettiva

 

NO NUKE

Reattori nucleari in funzione nel mondo 439 per 368000 MWe di potenza installata—34 reattori in costruzione per circa 26000 MWe (Argentina, Bulgaria, Finlandia, Francia, India, Iran, Giappone, Corea, Cina, Pakistan, Russia, Ucraina, Usa)—la quantità di energia prodotta equivale a 5% di quella consumata (agosto 2007)

La maggior parte dei reattori funzionanti appartiene a quella chiamata 2a generazione (quello di Caorso) LWR-BWR-PWR in occidente, VVER nei paesi legati all’URSS: sistemi in pressione ad acqua leggera/bollente.

Qualsiasi progetto determina sicuro il proprio sistema di reazione/controllo/regolazione/moderazione/raffreddamento dell’impianto; così come risolvibili i problemi di trattamento/inertizzazione delle scorie: in realtà dal 1952 al 2007 si sono avuti 137 incidenti ad impianti nucleari alcuni dei quali classificati gravi o catastrofici, in essi sono compresi quelli accaduti a strutture/apparecchiature militari che utilizzano/contengono plutonio

Alcuni incidenti recenti in impianti di uso civile:

aprile 2003 Paks Ungheria (surriscaldamento e distruzione di 30 barre di combustibile)

agosto 2004 Mihama Giappone (perdita di vapore radioattivo 11 lavoratori morti)

giugno 2005 Sellafield GB (rottura di una tubazione, perdita di 20 tonnellate di uranio, plutonio in acido citrico)

dicembre 2005 Sosnovyi Bor Russia (esplosione adiacente al reattore 3 morti)

maggio 2006 Casaccia Italia (perdita di plutonio 6 persone contaminate)

novembre 2006 Casaccia Italia (esplosione distrugge porte di magazzino contenente plutonio)

giugno 2007 Kruemmel Germania (incendio nella centrale lambisce il vessel del reattore che viene spento)

luglio 2007 Kruemmel Germania (incendio di un trasformatore danneggia il reattore)

luglio 2007 Kashiwazaki Giappone (terremoto danneggia la centrale da 1700 MWe, fuga di iodio e perdita di 1200 litri sversati nel mare)

I reattori della futura 4 a generazione si identificano con sei tecnologie: 2 con neutroni termici, 3 veloci, 1 ibrido

1 refrigerato ad acqua leggera, 1 raffreddato con elio, 4 refrigerati con metallo liquido,3 a bassa pressione/atmosferica, 3 in surpressione

Le potenze variano fra 150 e 1500 MWe per 15/20 anni di funzionamento

Tipo GFR da 290 MWe raffreddato con elio-per produrre idrogeno e elettricità-usa uranio impoverito e miscele varie-riciclo degli attinidi e rifertilizzazione dell’uranio

Tipo LFR da 50-1400 MWe modulare (assomiglia al BREST russo, deriva dal LSPR giapponese) raffreddato da metallo liquido in ciclo chiuso-ritrattamento dell’uranio in impianto esterno

Tipo SFR da 150-1700 MWe modulare raffreddato con sodio a bassa temperatura e pressione atmosferica-produrrebbe elettricità con uranio impoverito in ciclo chiuso per il riciclio degli attinidi-autoconversione dell’uranio

Tipo SCWR reattore veloce da 1700 MWe in altissima pressione-trattamento dell’uranio in impianto esterno-usa ossido di uranio oppure uranio arricchito

Tipo MSR reattore ibrido-usa uranio dissolto nel nel refrigerante fluoruro di sodio in ciclo chiuso-autorimozione degli attinidi in decadimento-ricarica con plutonio, uranio 238 o altri attinidi fertili-produrrebbe idrogeno e elettricità

Tipo VHTR da 300 MWe moderato a grafite-refrigerato con elio-nocciolo costituito da prismi o sfere di ossido di uranio-produrrebbe idrogeno

 

Ciclo del torio

Il torio non è fissile ma è fertile ed è molto più presente in natura rispetto all’uranio (3 volte), non necessita di reattori veloci e può sviluppare più facilmente energia termica-necessita di irradiazione costante forzata con U235 o Pu 239—in reattore veloce con grandi quantità di combustibile (quintali) iperfertilizzato da combustibile ricco il Th 232 fissiona in U233

vantaggi nell’uso del torio consistono nella sua presenza in natura (India), nella buona resa neutronica (energia termica), meno plutonio prodotto, sezione d’urto più elevata dell’U 235 e del Pu 239 (migliore resa energetica), maggiore durata del combustibile

svantaggi del torio: maggior costo degli impianti, necessità di notevoli quantità di U235 o Pu 239 per lungo tempo al fine di innescare la fissione


Fonte Medicina democratica n 176

I costi del nucleare

E’ stata una voce di difficile determinazione per anni perché è stato posto una sorta di segreto circa la suddivisione dei costi riguardo le interconnessioni esistenti fra nucleare civile e militare, fra costo della ricerca e della produzione, fra costo finanziario e costo economico. Alcune indicazioni però sono leggibili anche alla luce di ciò che negli anni è accaduto circa gli incidenti e i primi tentativi di dismissione, recupero sito, inertizzazione/seppellimento delle scorie.

Un recente ( nov. 2006) calcolo prodotto da Università di Pisa Dipartimento ingegneria meccanica nucleare (ovviamente filonucleare) stima in 3 centeuro/kWh prodotto il costo dell’energia, quindi alla pari con idroelettrico e carbone e più economico di gas, eolico, fotovoltaico. Nel calcolo sono sommate le voci: costo centrale (produzione, impianto, combustibile, esercizio), costo tempo di realizzazione (valutato in 5 anni), interessi passivi, durata operativa (valutata in 60 anni), fattore di carico (valutato 0,7 stabile per 60 anni), smantellamento e recupero del sito. Nessuna voce per il costo di inertizzazione e confinamento delle scorie.

Circa la definizione dei costi è citato ad es. lo smantellamento della centrale di Fort st. Vrain USA da 330 MWe costato 196 milioni $, non è detto niente circa il trattamento e confinamento delle scorie (si sa però che l’unico sito geologico di stoccaggio scorie Yucca mountain Nevada USA, in progetto esecuzione da 25 anni e forse disponibile nel 2017 è già costato 8 miliardi $ di progetto e forse 60 miliardi $ di costruzione ed inoltre sembra viziato da errori di calcolo/valutazione circa la possibile corrosione e surriscaldamento dei contenitori-il deposito è pensato per durare 10000 anni contro un tempo di decadimento teoricamente accettabile per gli umani di 300000 anni); la International Energy agency ha stimato nel 2007 in 2 miliardi di $ il costo di smantellamento delle centrali di Caorso, Latina, Trino Vercellese, Garigliano.

Lo studio dell’Università di Pisa determina in

53% costo investimenti

29% costo combustibile (valutato a 20 $/kg per giacimenti ad alta concentrazione)

17% costo esercizio e manutenzione

1,6% smantellamento e recupero sito

Il costo dell’impianto tipo AP 600 o ABWR da 600 MWe, (sono generatori di 3a generazione non certo innovativi al termine della costruzione fra 6/7 anni) è valutato in 1200-1500 euro/kWh.

Light & Power Agency in Florida stimava nel 2008 in 7500 $/kWh e nel 2009 in 7700 $/kWh il costo di un impianto di taglia 800/1000 MWe; la differenza stimata è davvero molta.

Una stima recente di fonte EIA DOE negli USA dà la proiezione di costi al 2020:

carbone 98,23 $/MWh

-gas       81,72 $MWh

-eolico    99,45 $/MWh

-nuke    101,82 $/MWh

Ultimo inciso: secondo lo studio dell’Università di Pisa l’incidente di Chernobyl ha causato 64 morti.

 

Civile-Militare

Il nucleare civile e quello militare possono essere scissi solo se un paese decide di detenere solo il nucleare militare: è il caso dell’Italia, il referendum del 1987 ha deciso l’abbandono del nucleare civile con il conseguente spegnimento controllato delle centrali attive, ma negli arsenali militari sono stoccate circa 85 testate atomiche la cui gestione è in mani “amiche

Paesi come Francia-Russia-USA-GB-Cina non si peritano di attuare distinzioni di sorta nemmeno dal punto di vista economico-finanziario; i programmi di progettazione e utilizzo dei reattori veloci-autofertilizzanti-modulari-trasportabili sono indirizzati all’arricchimento spinto dell’uranio 50/70% per scopi civili e 90% per scopi militari e alla produzione di Pu 239 il cui uso può essere civile (idrogeno, elettricità) ma anche militare (atomica tattica, N, H limitata) e dati i segreti di stato e di servizi nulla è dato conoscere circa ricerche e sperimentazioni.

L’Iran possiede sostanziosi giacimenti di uranio, che allo stadio naturale è capace di fertilità 0,3/0,5% cioè inutilizzabile per produrre energia termica, meno ancora per produrre energia esplosiva. Tutto funziona se non esistono strutture industriali capaci di accrescere il potenziale energetico (turbine, acceleratori) o di ricerca (supercollidor) per acquisire tecnologia militare (Iran) ma se la tecnologia esiste?

 

Esaurimento dell’uranio

Non è possibile dire con certezza quando si esaurirà la disponibilità, vale tanto quanto per il petrolio con l’aggiunta per cui il combustibile nucleare può (ad alto costo) esser parzialmente rigenerato. Attualmente le riserve sono valutate in esaurimento entro 40/60 anni (439 impianti in funzione con le attuali tecnologie) ciò vale per i giacimenti conosciuti ed economicamente sfruttabili ai prezzi attuali; si potrebbe estrarre uranio anche dall’acqua del mare in quantità di circa 4 miliardi ton al costo di 1000 $/kg oppure ripassare giacimenti sfruttati al costo di 170 $/kg ma allora il costo dell’energia prodotta da un impianto centralizzato che valori assumerebbe?

 

Scorie

La gestione delle scorie di risulta è il problema più grosso e irrisolto riguardo l’uso della tecnologia nucleare:la Francia è il paese che in Europa ha maggiormente sviluppato la ricerca e la produzione, ricava energia dal nucleare per il 72% circa del suo fabbisogno; ha accumulato scorie ad alta radioattività per circa 30000 m e sta studiando un progetto per costruire un sito sotterraneo artificiale nella regione dell’Haute Marne (la Champagne) della capacità di circa 6000 m si valuta che sarebbe colmo nel 2030 cioè 5 anni dopo la sua apertura e avrebbe una durata di utilizzo di 300 anni contro un tempo di decadimento tecnologico dell’uranio di 300000 anni. Il costo stimato è di 60 miliardi di euro.

Gli attuali siti di stoccaggio temporaneo scorie in Europa sono: Le Hague e Marcoule in Francia-Sellafield GB-Olkiluoto Finlandia

Le 118 tonnellate di uranio in barre di Caorso sono per la maggior parte ancora dentro le piscine e i materiali dell’impianto e delle strutture (circa 8000 m) a bassa e media radioattività sono stoccati sui piazzali definiti offlimits-zona militare

 

 

NO NUKEultima modifica: 2009-11-23T22:29:00+01:00da officinafuturo
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Un pensiero su “NO NUKE

  1. da Lettere a il Cittadino
    Nucleare: Sarebbe questo il federalismo di Gibelli?

    Egregio Direttore, l’incubo nucleare dal quale la gran parte degli italiani aveva pensato di affrancarsi, dopo il referendum che nell’anno 1987 aveva finalmente permesso la chiusura delle centrali atomiche della Penisola, è precipitosamente tornato a guastare il sonno dei giusti. L’attuale governo assolutistico infatti, con la complicità dei “federalisti” imbonitori della Lega nord, ha deciso, in fregio al sistema democratico che si vanta di rappresentare, di obbligare gli italiani a subire una svolta scellerata sul piano ambientale ed antistorica su quello energetico. E l’intervista rilasciata su «il Cittadino» il giorno 5 novembre dal sig.Andrea Gibelli, parlamentare della Repubblica italiana, la dice lunga sui criteri democratici vigenti in questo Paese. Il signor Gibelli, in quanto rappresentante di una forza sedicente federalista (con buona pace per i vari Carlo Cattaneo e Pierre- Joseph Proudhon, federalisti di altro spessore, suppongo…), non ha dubbi su chi deciderà la localizzazione delle future centrali (la cui costruzione francamente speriamo di impedire con grandiose quanto massicce manifestazioni in tutta Italia). Se infatti i tre banalissimi requisiti necessari alla scelta del sito nucleare sono rappresentati dalla vicinanza di una rete elettrica, di un corso d’acqua (un fiume da inquinare con liquidi di raffreddamento di varia pericolosità) e dalla certezza di una zona non sismica (quale certezza che la Terra non si muova??? …ma dai, signor Gibelli, sia serio! inoltre ha mai pensato alla possibilità di attacchi terroristici? Una centrale atomica può essere un bersaglio estremamente vulnerabile e dalle grosse potenzialità distruttive!), ecco che la scelta ultima, quella appunto di decidere il luogo dove costruire, non viene fatta dallo Stato sul cui territorio dovrà crearsi tale pericolosissimo manufatto, ma dalle aziende che si impegneranno a realizzarlo! È evidente che a questo punto, il governo se ne lava le mani, calando le braghe di fronte alla speculazione cementifera. Ed in quanto alla forza “federalista” che a Pontida sbraita per difendere il Nord, eccola ricevere la sua bella supposta, proprio grazie ad un “federalista” come Gibelli, che nei fatti sostiene la scelta nucleare e quindi la centralizzazione atomica (strano, per un federalista non lottare per il decentramento delle fonti energetiche, gestibili dal basso ed in modo diretto) senza tener presente le opinioni contrarie né i più validi progetti che basano sulle fonti naturali quali il sole, il vento e le biomasse la loro capacità di creare elettricità e calore. Impianti e soluzioni che attualmente vanno sviluppandosi nel resto d’Europa e del mondo, e che peraltro egli ben conosce(ma non applica!). E alla domanda diretta: «L’impianto di Caorso sarà riattivato?», ecco che il Nostro nicchia, finge di non sapere, sostiene che è ancora presto per dirlo, eccetera. Nel linguaggio politichese che abbiamo imparato a conoscere, sappiamo che la traduzione significa: cari miei, a cose fatte saprete tutto… senza possibilità di replica! Grazie signor Gibelli, ma della sua attenzione al nostro territorio proprio non sappiamo che farcene… e mi raccomando… non dimentichi di portare raspadùra e del buon vino di San Colombano ai suoi colleghi di Roma! In molti vorranno festeggiare. Tiziana Amoriello

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