4 NOVEMBRE: NULLA DA FESTEGGIARE

Ancora una volta l’ “inutile strage“, come  la definì Benedetto XV, verrà ricordata nelle piazze e ancora una volta dovremo assistere alla retorica militarista che l’accompagna: ci sarà chi crede che la democrazia si esporta con le armi e i bombardamenti e chi crede che gli eserciti possano essere portatori di pace. Commemorare una guerra è già un errore, lo è ancor più quando poteva essere evitata intavolando trattative, non sacrificando i ragazzi del ’99, come gli archivi storici e la lettera di don Milani ai cappellani militari ben documentano. Ma l’Italia persevera nel suo cammino di guerra: il governo di centrodestra, in accordo politico con il centrosinistra, accresce i finanziamenti a sostegno della missione militare e dell’intervento neocoloniale in Afghanistan dove si spendono 3 milioni di euro al giorno per mantenere circa 3.000 uomini; ciò che l´Italia ha speso dal 2001 per la guerra avrebbe potuto produrre in quel Paese 600 ospedali e 10.000 scuole, indicano i dati forniti da Emergency.  A otto anni dall’inizio dei bombardamenti su Kabul la resistenza all’occupazione si è rafforzata mettendo in crisi gli obiettivi politici e militari della Nato e  degli alleate degli Usa. I diritti sono regrediti al livello pre-invasione, i progetti destinati alle donne sono stati quasi tutti chiusi, sia per questioni di sicurezza che per mancanza di fondi. Le recenti elezioni presidenziali si sono rivelate una farsa con un milione di schede annullate su 5 milioni di votanti, e la commedia del voto continuerà con il ballottaggio tra Karzai e Abdullah il 7 novembre prossimo. Sono circa 40.000 i morti civili che nessuno commemora, e dal 2001 ad oggi c’è stata una progressiva crescita, anno dopo anno, dei soldati stranieri morti compresi quelli italiani. Forse è il momento di far tornare i fanti dietro la linea del Piave. Nell’opinione pubblica internazionale sta crescendo la convinzione che la cosa giusta da fare è porre fine a questa guerra.E inoltre in Italia con 3 milioni di euro al giorno si sarebbero potuti risolvere in tutte le regioni i problemi dei rischi idrogeologici e del riassetto territoriale. Ma si sa, l’economia, soprattutto in astinenza da profitti, avanza sulla canna del fucile e infatti dal Rapporto del presidente del Consiglio sulle esportazioni di armi emerge il valore delle autorizzazioni armiere rilasciate nel 2008 per Libia,Algeria, Nigeri,a  Kenya: 268 milioni e 447 mila euro, tre volte tanto il dato del 2007 (quasi 76milioni) e più del doppio del 2006 (quasi 110 milioni).Il governo italiano ha rilasciato nel 2008 autorizzazioni alla vendita all’estero per oltre 3 miliardi di euro,l’anno scorso il dato si attestava sui 2,6 miliardi; le autorizzazioni sono passate complessivamente da 1391 a 1880. Nel 2007 c’era stata una crescita del 9,4% rispetto al 2006, a sua volta anno eccezionale, avendo un incremento del 61% rispetto al 2005. Un fiume di denaro che ingrassa l’industria militare italiana E che dire del piano di acquisto e assemblaggio a Novara  dei cacciabombardieri atomici F35 che  prevede la spesa di 13 miliardi di euro a rate fino al 2026 per la coproduzione e l’acquisto di 131 aerei da guerra  d’attacco e che possono anche trasportare ordigni nucleari?  Un caccia bombardiere  non serve alle “missioni di pace”, a meno che queste non siano un altro modo per chiamare le operazioni di guerra incompatibili con l’art. 11 della Costituzione. In Italia, questa strategia politico economica  si è realizzata accentuando disuguaglianze, riducendo il welfare e i diritti sociali, rendendo residuali le politiche per l’ambiente, devastando la scuola, riducendo  soldi ed interventi per la solidarietà internazionale, mentre  gli spazi di dibattito, di confronto parlamentare e con la società civile si sono ulteriormente ridotti. L’isolamento e la separazione delle istituzioni dai cittadini si va rafforzando. Non è in questo modo che si rilancia un’economia diversa e un modello di sviluppo sostenibile e di qualità.

Facciamo del 4 novembre  allora una giornata per dire ancora una volta No alle guerre, per il ritiro delle truppe dall’Afghanistan,  per il taglio delle spese militari; dissociamoci  dalle celebrazioni ufficiali; ridiamo voce  al movimento no-war, esponiamo di nuovo le bandiere della pace alle finestre: dimostriamo che un popolo pensante esiste, contro tutte le guerre passate, presenti e future e contro gli interessi economico- politici ad esse legati.

4 NOVEMBRE: NULLA DA FESTEGGIAREultima modifica: 2009-11-04T20:10:00+01:00da officinafuturo
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