MONOPOLI:NON SOLO UN GIOCO

Come in un gioco basato su regole che disciplinano la capitalizzazione di risultati (i quali a loro volta determinano l’ammontare di interessi, scelte politiche, rischio di impresa, speculazione finanziaria, azzardo borsistico) si accettano per alcuni versi le regole sottoscritte, per altri si tenta il loro stesso superamento; provare a regolamentare la deregulation è il gioco delle parti di alcuni decenni a questa parte.

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MONOPOLI:NON SOLO UN GIOCOultima modifica: 2007-12-14T12:35:00+01:00da officinafuturo
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2 pensieri su “MONOPOLI:NON SOLO UN GIOCO

  1. Come in un gioco basato su regole che disciplinano la capitalizzazione di risultati (i quali a loro volta determinano l’ammontare di interessi, scelte politiche, rischio di impresa, speculazione finanziaria, azzardo borsistico) si accettano per alcuni versi le regole sottoscritte e per altri si tenta il loro stesso superamento; provare a regolamentare la deregulation è il gioco delle parti di alcuni decenni a questa parte.

    I giocatori di monopoli possiedono dapprima un numero uguale di fiches; il capitale/i talenti sono distribuiti equamente e subito dopo sono assegnati i valori espressi in case,terreni, hotel ecc che rappresentano il capitale variabile (perchè diversamente fruttifero) da rischiare e scambiare con prudenza e azzardo insieme.

    E poi il dipanarsi del gioco con alterne fortune produce ricchi e poveri, ma anche nel gioco non è soltanto il lancio dei dadi a determinare l’aumento di capitale o il suo annientamento; alla fine del gioco resta soltanto un capitalista che possiede tutto, perchè ha avuto fortuna ma soprattutto ha rischiato l’azzardo ottimale, ha tentato di superare le regole.

    Chi ha dettato le regole, chi ha distribuito i talenti, chi gestisce il banco, chi controlla i dadi truccati? Io voglio giocare per quanto sappia che le regole stesse prevedano la sopravvivenza di un solo concorrente, che è incentivato il rischio, che il sommarsi di rischi incentiva l’azzardo, che l’accumulazione di capitali incentiva la speculazione. Sono obbligato a giocare perchè essendo qui sono della partita, voglio stare in partita.

    Diversi sono i valori in campo, lo sono per sostanza e per localizzazione, lo sono per età e per funzionalità, lo sono per efficienza e per rendimento, lo sono per scelte politiche e scelte sociali-collettive; il diritto alla proprietà è sancito, se durante il gioco i dadi conducono in una zona libera la banca di gestione vende la cosa pubblica al privato, se invece la zona è già occupata il giocatore deve pagare pegno al proprietario: in questa situazione lo stato democratico nel quale il potere è del popolo (che non lo delega) ha già abdicato, vige lo stato di sistema che si è fatto stato.

    E se il giocatore si trova a mal partito il sistema finanziario lo sorregge emettendo valuta (in vece dello stato) con le cambiali e le ipoteche, certo è possibile fallire ma questa è un’altra partita perchè il sistema tutela i giocatori non i giocati.

    Le proprietà sono diverse: terreni, case, alberghi, stazioni, fabbriche, centrali elettriche, arenili, golene, miniere, spazio aereo.

    Le centrali appunto. Chi le possiede è depositario di un potere che aumenta il suo valore in ragione della funzionalità, dell’efficienza, della domanda di energia; chi possiede le aree di insediamento vede aumentare il loro valore in rapporto alla fattibilità degli insediamenti produttivi o residenziali.

    Nella nostra era i sistemi naturali valgono poco almeno fino a che si scopra che su di loro è possibile fare impresa o che dentro di loro c’è una ricchezza da accaparrare, così il prato stabile può essere scassato se sotto di esso c’è una caverna naturale da trasformare in deposito di gas. E i campi cambiano destinazione d’uso se i sindaci ne vedono l’interesse, ma interesse per chi?

    Quanto rende urbanizzare i campi? e quanto costa averli urbanizzati? e chi pagherà il costo per averli urbanizzati?

    Ma noi insieme possediamo viale dei Giardini e piazza della vittoria che in monopoli valgono insieme 80000 unità di conto e poi ancora corso Roma che vale 30000 unità di conto e ogni stazione ferroviaria ne vale 20000 e ancora in qualche paese ci sarà viale Traiano, lergo Augusto, corso impero, piazza Giulio Cesare che tutte insieme valgono un bel capitale: sembrerà strano ma monopoli non apprezza molto le centrali.

    Io voglio giocare e propongo il gioco; le regole ci sono è ovvio, ma devono essere adattate (come del resto si adattano i sistemi elettorali): il confronto è a tutto campo e tutto ha valore variabile sul quale applicare interesse composto. Sono in vendita le partecipazioni azionarie alla nostra piazza Vittoria e viale dei giardini così come alla campagna e ai pioppeti, ai gerali e alle cave, ma voglio la partecipazione azionaria per le centrali e le fabbriche, per i centri commerciali e le banche.

    Signori capitalisti il gioco è questo, rischiate con me che a causa vostra sto già rischiando molto, che a causa vostra non ritrovo più i campi e i ghiacciai, i boschi e le lepri ed invece annuso acidi e gas, sopporto rumore e sopruso, subisco malattie e infortuni E tu governo/sindaco stanne fuori perchè questo disastro è anche affar tuo.

    Chi è proprietario, così come chi è gestore della cosa privata e di quella pubblica è partecipe dei costi di gestione delle cose e delle vite degli esseri naturali e se questa gestione ci danneggia allora chi ha compiuto le scelte e chi ha avanzato i progetti è responsabile/colpevole dei danni arrecati

    Francesco

  2. spesso mi accade di fare fatica a leggere per intero in una sola volta le mail di Francesco comprendendole: sono un po’ “ostiche” nel linguaggio non proprio comune e con un uso di una forma differente dalla mia… ma poi lo ringrazio per aver saputo tradurre in modo più creativo la quotidianeità, l’analisi condivisa e l’invito all’impegno sociale e politico.
    Per rendere più immediata la comprensione del suo scritto Francesco dovrebbe esprimere in modo meno criptico gli esempi portati esistenti sul territorio. Grazie.

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