IL VENTO FA IL SUO GIRO

Vi segnalo questo film visto ieri: è da andare a vedere subito perchè non durerà molto, anche se si esce con un forte senso di amarezza e disillusione.  La trama è apparentemente semplice. Un ex professore francese diventato per scelta culturale  pastore di capre e casaro, lascia con la famiglia i Pirenei francesi dove verrà costruita  una centrale nucleare e intende stabilirsi in uno sperduto paese di una ormai abbandonata valle dell’Occitania, la Val Maira nel Cunese,  un luogo cristallizzato e sospeso nel tempo, dove si parla una lingua romanza, la lingua d’oc, patrimonio di  13 milioni di persone, di cui 180.000 vivono in Italia…

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IL VENTO FA IL SUO GIROultima modifica: 2007-11-24T12:10:00+01:00da officinafuturo
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  1. Vi segnalo questo film visto ieri: è da andare a vedere subito perchè non durerà molto, anche se si esce con un forte senso di amarezza e disillusione. La trama è apparentemente semplice. Un ex professore francese diventato per scelta culturale pastore di capre e casaro, lascia con la famiglia i Pirenei francesi dove verrà costruita una centrale nucleare e intende stabilirsi in uno sperduto paese di una ormai abbandonata valle dell’Occitania, la Val Maira nel Cunese, un luogo cristallizzato e sospeso nel tempo, dove si parla una lingua romanza, la lingua d’oc, patrimonio di 13 milioni di persone, di cui 180.000 vivono in Italia. I nuovi arrivati e la loro impresa risvegliano nei locali sentimenti contrastanti: differenza, curiosità , timida accoglienza, affinità; c’è chi vede nella novità un elemento di ricchezza per la vita del paese e chi teme una violazione delle regole non scritte di convivenza civile. Poi arriva l’epilogo: un violento rifiuto dell’estraneo (il “forestiero”, come viene chiamato da tutti il nuovo arrivato) obbligato ad andarsene. L’integrazione difficile e il rapporto con la ‘diversità’ diventa il punto cardine della narrazione. Il film non offre schemi precostituiti, la realtà rurale non è idealizzata: emerge in tutta la meschinità e la crudeltà di cui sono capaci persone abituate e vivere in una comunità isolata, nella difesa a oltranza del loro piccolo spazio, ma non si limita a raccontare una storia di montagna in una comunità chiusa, piuttosto riporta ad un tema “universale” nel quale tutti oggi possiamo ritrovarci e riflettere: la paura del diverso.Ma il diverso in questo film non ha la pelle scura, non è arabo o rom, è francese in un paese di cultura molto affine alla sua, è anche un pastore continuatore di una tradizione propria della zona. E come rileva il sindaco del paese, gli abitanti non possono ammettere di aver fallito laddove un estraneo si realizza. Come si dice nel film, per mantenere le tradizioni bisogna evolversi ed integrare le diversità, altrimenti le tradizioni rimarranno solo un qualcosa da commemorare. Il vento fa il suo giro (E l’aura fai son vir in occitano), trae origine dal detto popolare che vede il vento come origine di tutte le cose, come movimento circolare in cui tutto può partire o arrivare. Questa immagine è anche rappresentata nel film dalla figura di un altro “diverso”, lo scemo del villaggio, al quale tutti sono a parole “affezionati”, che corre per i prati con le braccia allargate simulando il gesto del volo; questo è l’unico personaggio che risulta aver veramente legato con la nuova famiglia e si toglie infatti la vita al momento della loro partenza. Una frase che ad un certo punto dice il protagonista: “Non mi piace la parola tolleranza, se devi tollerare qualcuno, non c’è uguaglianza”. Il regista Giorgio Diritti si è formato lavorando in diversi film di autori italiani, ed in particolare con Pupi Avati. Spendida la fotografia di Cimatti concentrata anzitutto sui primi piani, sui volti dei numerosi protagonisti, gli abitanti di Chersogno attori non professionisti e sul paesaggio delle Alpi Occitane, nel susseguirsi delle stagioni. La pellicola costata 480mila euro, è uscita in 4 copie, senza beneficiare di finanziamenti statali, è stato realizzata grazie ad una particolare formula di autoproduzione che ha coinvolto l’intera troupe. Ha collezionato molti premi e ora è in autodistribuzione. E’ un progetto sperimentale parlato in tre lingue, italiano, occitano e francese, mantenute inalterarate con l’uso dei sottotitoli. in alcuni tratti mi è sembrata un po’ lenta, ma ha reso meglio così la atemporalità e lo spaesamento del vivere in quel mondo rarefatto.Per ulteriori informazioni http://www.ilventofailsuogiro.com/

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