30.07.2010

FACCIA DI OBAMA, FACCIA DI...

Il congresso statunitense ha approvato di nuovo lo sperpero di denaro 33 milioni di dollari per continuare la guerra contro il popolo afghano, per continuare ad esportare libertà e pace, con continuare la guerra "contro il terrorismo", per tentare ancora di imporre il pensiero unico imperialista, per fingere potenza e grandezza.

E' di questi giorni la notizia relativa alla pubblicazione di 91000 documenti militari circa le nefandezze commesse in Afghanistan e il doppio gioco condotto da parte del potere in Pakistan in combutta con i guerriglieri taleban, e i servizi militari USA e CIA dove stavano?

Le promesse da baldracca di Obama sono merda secca; la prigione di Guantanamo è ancora aperta, in Iraq c'è ancora guerra, disordine, corruzione, violenza diffusa, le donne sopravvivono da schiave e la democrazia sbandierata è una bandiera straccia.

Nei paesi arabi e asiatici di interesse statunitense vige lo stesso sistema di potere tribale esistente prima dell'inizio delle guerre imperialiste avviate nel 1991 contro Iraq e Jugoslavjia.

Gerardo Hernandez Nordelo, uno dei 5 cubani incarcerati negli USA, è stato di nuovo messo in cella di punizione: la cella è piccola 1,5m per 1m e ci stanno due detenuti.

Questa è il marcio di cui sono composti le merde, qualsiasi faccia e colore abbiano.

 

23.07.2010

KOSOVO E MAFIA

La corte di giustizia internazionale, che fa solo quello che gli ordinano coloro che hanno potere, ha deciso che non è illegale formare un nuovo stato, staccandolo da qualcosa che esiste già. Quindi la repubblica del kosovo/banane ha da ieri vita legalizzata internazionalmente e può fare affari con le bande che gli stanno intorno, quelle mafiose e quelle militari. Molti sono contenti del fatto che non esista più la Yugoslavija e che le diverse repubbliche delle banane che ci sono adesso costringano i loro popoli a vivere in maniera piestosa; forse un po' meno contente sono le genti di Macedonia (ancora adesso chiamata FIROM), di KrnaGora, di Albania (che lavorano 10 ore/giorno per 100 euro/mese).

Tutto questo fa piuttosto schifo, così come fa schifo  come è cominciata quella guerra con i bombardamenti sulle città e come fa ancora schifo la faccia di emmental del capodigoverno italiano di allora che autorizzò i bombardamenti e riconobbe subito la formazione dei nuovi stati balcanici: si chiama Massimo D'Alema

Nel maggio 1968 fu annunciata la nascita di un nuovo stato realizzato su una piattaforma marina al largo di Rimini, in acque extraterritoriali, fu chiamato Isola delle rose; lo scopo era chiaramente di tipo commerciale non politico, ma lo stato italiano si affrettò a distruggere la piattaforma insieme alla dichiarazione della nuova repubblica indipendente. Forse si potrebbe ritentare adesso che le repubbliche delle banane sono meglio ben viste.

21.07.2010

AMBIENTE E AFFARI

Chi è Claudio Tedesi? è stato l'ultimo segretario provinciale della democrazia cristiana di Lodi, poi la dc è finalmente scomparsa. Ma stando nella piccola stanza dei bottoni ha imparato come gestire il potere nelle amministrazioni, come fare affari, come addentrarsi nelle spire economico-industriali. Adesso è indagato dalla magistratura per lo scempio che è stato compiuto (in senso urbanistico, ambientale, fiscale....) sull'area santa Giulia, dove un tempo c'era la fabbrica Redaelli a Rogoredo. Adesso lui è padrone della sua azienda che ha sede a Milano e che si occupa di bonifiche ambientali/territoriali, presidente ASM Pavia, il suo partito di riferimento è la leganord che come la dc è in affari con chiunque faccia girare denaro.

Le voci dicono che lui e l'assessore provinciale all'ambiente di Lodi Elena Maiocchi stiano insieme, ma circa l'ambiente stanno insieme a fare cosa?

13.07.2010

LIBERTAD POR LOS CINCO

Il governo cubano ha deciso di liberare parte dei detenuti politici e di avvicinare ai parenti altri che restano ancora detenuti. La notizia è stata diffusa con l'enfasi della vittoria per la diplomazia spagnola e cattolica. E' bene che uno stato socialista non discrimini nessuna persona e se decide di tenerne alcune detenute lo faccia per motivi concreti, non ideologici. Il supporto politico e ideale per Cuba passa in primis per la natura libertaria della rivoluzione che deve essere rivitalizzata, non atrofizzata. E' bene che il governo cubano sia stato spinto alla scelta giusta.

5 cubani sono detenuti, con condanne da ergastoli, negli USA perchè ritenuti colpevoli di atti gravi contro gli interessi statunitensi. ANTONIO GUERRERO RODRIGUEZ, FERANDO GONZALES LLORT, GERARDO HERNANDEZ NORDELO, RAMON LABANINO, RENE GONZALES RECHWERERT erano agenti del servizio antiterrorismo cubano che hanno indicato alle autorità degli USA come sventare atti terroristici che stavano per essere commessi, chi sarebbero stati gli esecutori; essi sono stati per questo incolpati e condannati con processi truccati e riconosciuti falsati da alcuni giudici statunitensi.

Quale azione diplomatica occorre perchè il democratico Obama agisca per la loro liberazione?

Per saperne di più www.granma.cu

08.07.2010

LA PROVINCIA DI LODI E' ATTENTA...

Un comunicato dell'ass. provinciale Boneschi relaziona dell'avvenuto passaggio di consegne da Regione Lombardia alle province per quanto riguarda i controlli per le aziende zootecniche, (sono 53 nel lodigiano  e hanno più di 40000 polli o più di 2000 suini o più di 750 scrofe)  che devono rendere conto ad ARPA di avere ottemperato alle prescrizioni circa la IPPC (riguarda l'inquinamento che le aziende producono). Boneschi ha dato indicazione agli uffici perchè l'applicazione delle procedure sia attenta ai bisogni e agli interessi delle aziende, in caso di dubbia interpretazione dovrà prevalere la soluzione favorevole alle aziende...la salubrità dell'ambiente può aspettare

Il presidente Foroni ha recentemente nominato commissario Luca Pagano per l'ambito territoriale di caccia; ha dovuto farlo perchè l'assemblea delle associazioni dei cacciatori non ha approvato il bilancio consuntivo del 2009 ne il preventivo del 2010. La nomina è indicata come importante azione verso i cacciatori, le loro problematiche sono nel pensiero dell'amm. provinciale. La provincia si è mossa per salvaguardare la prossima stagione venatoria; per l'ass. Boneschi l'interesse dei cacciatori è l'interesse dell'amm. provinciale...tutti coloro che non sono cacciatori si fottano altrove

L'amm.  provinciale di Lodi è attenta al profitto delle aziende e al potere armato dei cacciatori, molto inferiore è l'attenzione per il miglioramento dell'ambiente e della salvaguardia della natura. Ma a cosa sparano i cacciatori dopo poche settimane dall'apertura della stagione? Al deserto faunistico da loro creato?

Una caratteristica dell'amm. provinciale è l'uso di parole/frasi roboanti espresse con estremo vigore; molto formalismo ma scarsa pregnanza.

01.07.2010

Ricordare,analizzare,lottare

Raccontare e ascoltare un racconto è ricordare e analizzare. E ricordare la storia è ripensare a ciò che è stato, a ciò che è stata la vita delle persone, i loro legami, le loro passioni, i sentimenti, i progetti, le sofferenze e le fatiche.

La storia della repubblica nata dopo la guerra è fitta di fatiche e sofferenze che hanno caricato il popolo, che siamo noi, di pesi ogni volta maggiori.

In questa stagione si assiemano le ricorrenze e ci si ricorda di quello che è stato e di come è stato; del perché è accaduto e di chi c’era e di chi era al governo, quindi portava le responsabilità. E poi di quanto tragicamente hanno pesato e pesano certi accadimenti e quanta sofferenza hanno causato e ancora causano.

Era la fine di giugno di 50 anni fa a Genova il nostro popolo, comunista e democratico si ribellò all’imposizione fascista di tenere il congresso proprio in quella città e la polizia altrettanto fascista portò agli scontri di piazza in diverse città: a Reggio Emilia furono uccise 5 persone.

E poi altri ricordi si susseguono, spesso riguardano tragedie tanto grandi da spaventare; purtroppo non spaventano coloro che le hanno progettate e attuate. Le ricorrenze sono numerose: i boiachimolla a Reggio Calabria, l’aereo Itavia abbattuto da un missile francese/statunitense…sul cielo di Ustica, la bomba fascista alla stazione di Bologna, la bomba sul treno a s. Benedetto val di Sambro e poi ancora e poi ancora e poi ancora…

E le nostre manifestazioni, nessuna innocente tutte consapevoli del giusto uso della forza contro la violenza; la nostra disponibilità a cominciare un’altra volta la liberazione del paese per farlo diventare una repubblica socialista e poi ancora il confronto con i vecchi partigiani, i racconti delle loro azioni di guerriglia e soprattutto i progetti qualche volta realizzati per costituire le Repubbliche libere dal fascismo (val d’Ossola, Carnia, Montefiorino, Langhe e Monferrato…) che amministravano e prospettavano un futuro libero e ricco di socialità e cultura.

E nei racconti c’è anche la storia successiva, quella del dopoguerra spesso costituita dalle privazioni, dalla povertà e dal sopruso perché chi comandava aveva solo cambiato camicia e chi era comunista non trovava lavoro, oppure era confinato al reparto peggiore, al lavoro più faticoso. Però nei reparti confino della Breda, Isotta Fraschini, De Angeli Frua… la socialità obbligata produceva frutti di antagonismo consapevole e capace di organizzare e costruire i prodromi delle lotte che sarebbero sfociate nella rivolta operaia e studentesca che si oppose alle politiche democristiane. Costruimmo un’altra forma di cultura, anche i padroni pagarono le loro crisi economico-finanziarie, nuove leggi ci diedero maggiori diritti, istruzione e sanità furono concetti riempiti di pratica quotidiana.

L’amica e compagna Teresa racconta della sua travagliata vita di lavoro cominciata prima dei 15 anni e proseguita fra le difficoltà sempre maggiori e in condizioni di minori libertà; con la pesantezza di una giornata che dura ben più delle 8 ore e con la difficoltà di confronto con altri lavoratori: ci racconta di come sia più facile parlare con gli stranieri, perché si ha la stessa consapevolezza di essere sfruttati. La dolcezza di una torta gelato non mitiga la durezza del lavoro in catena.

Anche ora è difficile prospettare un futuro che sia alla portata della nostra vita quotidiana e al tempo stesso contenga il progetto per una nuova società nella quale le ricchezze siano giustamente distribuite, la proprietà privata sia confinata all’estremo, il potere sia direttamente del popolo, cultura  istruzione e sanità siano diritti conquistati, l’ambiente naturale sia un insieme del nostro essere umani e l’ideologia religiosa sia soltanto una scelta personale al pari di una teoria filosofica.

La classe sociale della quale siamo parte, attualmente subalterna al sistema capitalista, sta dando esempi di lotta antagonista che qualche volta marcano limitate ma significative vittorie tattiche; abbiamo il dovere di non sederci (il fiume non porterà il cadavere del nostro nemico), invece dobbiamo lottare consapevolmente per ipotizzare una strategia politica che consenta di supportare ideologicamente l’antagonismo al quale siamo obbligati e insieme permettere il sogno di un avvenire migliore anche a chi è giovane e il futuro ce l’ha ancora davanti.

 

Qualche proposta di lotta nel nostro territorio

Da qualche settimana il reattore di Caorso è stato svuotato delle barre di uranio, sono state spedite in Francia per il riprocessamento e ci torneranno le scorie, così quel luogo è ancora utilizzabile per una delle nuove centrali nucleari che il governo vuole costruire; noi che sappiamo che non esiste nucleare sicuro e soltanto civile, che sappiamo che i problemi non finiscono con lo svuotamento delle barre perché ci restano le scorie per decine di migliaia di anni, che vogliamo energia pulita e non trivellazioni che distruggono terre e mari; noi abbiamo il compito di dire alla gente come stanno le cose e abbiamo il compito di impedire che la decisione diventi realtà.

Contro la privatizzazione dell’acqua sono state raccolte un milione di firme, quindi si farà il referendum; è necessario che lo schieramento e tutti noi che abbiamo firmato per la gestione pubblica del servizio idrico integrato continui la campagna di informazione badando bene a che i voltagabbana (che ci sono anche nel centrosinistra) non possano inquinare le fonti della politica di base.

Un accordo imposto, quindi non accordo ma ordine, ha stabilito la chiusura della Akzo Nobel con l’allontanamento dal lavoro e dal reddito di molte persone: molte di più di quante se ne possano sopportare. Anche se il lavoro è fatica e sfruttamento è necessario lavorare affinchè si abbia reddito per vivere, è questa una delle condizioni capestro del sistema capitalista e così sarà finchè la classe lavoratrice sarà classe subalterna; ma la presenza operaia organizzata nel luogo di lavoro è anche funzione di crescita sociale e antagonista ai padroni, questa presenza organizzata ha il dovere di resistere chiamando in aiuto i propri simili ugualmente sfruttati.

E ugualmente anche sul nostro territorio occorre stare a fianco dei precari e dei lavoratori della scuola: ce l’hanno chiesto, stanno attuando forme di resistenza attiva non solo per difendere il posto di lavoro, ma contro il massacro portato all’ istruzione pubblica e al diritto alla cultura.

 

Noi insieme abbiamo il compito di non cedere, di organizzarci lasciando da parte le piccolezze che ci dividono, di resistere almeno un minuto in più del padrone; anche perché come valeva un tempo “resisti almeno 24 ore perché in questo tempo i compagni liberi si organizzeranno per tamponare la falla che il nemico ha creato”. Per ora è una lotta di resistenza, senza questa non sarà possibile progettare il futuro.

 

TRIVELLAZIONI

Questo documento, anche se lungo, è un utile strumento di conoscenza per iniziative di difesa ambientale. Il sottosuolo italiano nasconde un miliardo e mezzo di barili di greggio. Un business da 100 miliardi di dollari ancora da sfruttare  E sono sempre di più le richieste per trivellare

http://www.aspoitalia.it/

 

Petrolio all’italiana. Non siamo il Texas, e nemmeno il Kuwait. Ma anche noi abbiamo il nostro petrolio. Gli studi dicono che più o meno 840 milioni di barili di greggio riposano sotto il territorio italiano. Le stime aggiungono riserve “probabili” stimate in almeno 400 milioni di barili, che potrebbero salire anche fino a un miliardo. Ai prezzi di oggi un miliardo e mezzo di barili di oro nero valgono 100 miliardi di dollari. Quattro volte la manovra finanziaria che ci è servita a mettere a posto i conti pubblici.

La fascia “anticlinale”. Il greggio italiano sta quasi tutto in una fascia che i geologi chiamano “anticlinale”. Una mezzaluna che segue il fianco orientale dell’Appennino: parte dalla Pianura Padana, scende nelle colline dalla Romagna e quindi va giù fino in Molise, Basilicata e Puglia, allargandosi anche alla Calabria ionica e arrivando fino in Sicilia, nei territori compresi tra Siracusa e Ragusa.

 

I giacimenti. Uno dei giacimenti maggiori d’Italia è a Trecate, tra Novara e la Malpensa, ma ormai è quasi vuoto. A Cortemaggiore, nel Piacentino, c’è un altro grosso giacimento sfruttato molto da ENI fino agli anni ’70, mentre al largo di Venezia ci sono giacimenti che non si possono toccare perché svuotarli vorrebbe dire abbassare il suolo della città. I giacimenti siciliani sono sfruttati da anni, addirittura la statunitense GULF continua a ricavare petrolio da pozzi che risalgono agli anni ’50. E solo di recente è iniziato lo sfruttamento delle riserve della Basilicata.

Il potenziale. Oggi i 700 pozzi attivi nel nostro paese rendono ogni anno quattro milioni di tonnellate di greggio a terra e mezzo milione a mare. Una quantità che incide per meno del 4% sulla bilancia energetica nazionale e vale meno del 5% del nostro fabbisogno. Dice Claudio Descalzi, capo dei giacimenti dell’Eni e anche presidente di Assomineraria, l’associazione dell’industria del settore, che a livello di riserve di greggio l’Italia sarebbe, in Europa, subito dopo i quattro paesi che sfruttano i giacimenti del Mare del Nord. Il problema, spiega, è la burocrazia che, soprattutto a livello regionale, rende molto difficile avviare le estrazioni.

Le cifre. Secondo Assomineraria in Italia si potrebbero già fare partire investimenti privati nella ricerca di idrocarburi per 5,4 miliardi di euro, in 57 progetti di esplorazione, produzione e stoccaggio relativamente a combustibili fossili. Nomisma aggiunge che la ricaduta occupazionale sui settori direttamente coinvolti in questi progetti nella produzione di beni e servizi potrebbe ammontare a circa 34.000 addetti-anno, cifra da raddoppiare se si considerassero i positivi impatti indiretti sull’economia.

Le richieste. Negli ultimi anni c’è stato un grande aumento delle richieste per studiare le potenzialità petrolifere del nostro territorio. Le compagnie italiane e straniere si sono messe in fila ai ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente per ottenere le autorizzazioni. E ad oggi sono 95 i permessi rilasciati: 71 a terra (25mila chilometri quadrati, un’area equivalente alla Sicilia) e 24 a mare (11mila chilometri quadrati, quanto l’Abruzzo). 65 le istanze per nuove ricerche: 24 a terra (7mila kmq) e 41 a mare (23mila).

Le fasi. La ricerca del petrolio procede generalmente in tre fasi. La prima fase sono le indagini geofisiche: si conducono studi che utilizzano parametri elettrici e magnetici in grado di dire se nel terreno vi sono delle anomalie. Quindi, se l’esito è positivo, si passa alla seconda fase, in cui si verifica se le anomalie significano anche presenza di giacimenti di idrocarburi. In questa fase si conducono i primi esami invasivi: mini trivellazioni utili a fornire dei campioni. Se dai campioni emerge la presenza di idrocarburi si passa alla terza fase, quella della trivellazione. Per ognuna di queste fasi, in Italia, occorre il permesso dei ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente.

In acqua. La ricerca di petrolio in mare è un po’ più complessa. Per cercare idrocarburi sotto il fondale si spara contro la roccia, con uno speciale cannone caricato su imbarcazioni attrezzate per queste ricerche, un getto di bolle d’aria. L’aria, colpendo il fondale, produrrà particolari onde che, rimbalzando verso la superficie, fanno vibrare i captatori, delle piastre sistemate nelle apparecchiature di bordo. Le vibrazioni dei captatori danno ai ricercatori indicazioni sulla presenza eventuale di idrocarburi o di giacimenti di gas.

Marevivo. L’associazione ambientalista Marevivo ha riportato l’elenco delle richieste presentate nell’ultimo biennio da diverse compagnie petrolifere per fare ricerche nei nostri mari. Sono 6 e hanno procedure di Via già concluse: 3 da parte dell’Eni, nell’Alto Adriatico e nel mare dell’Emilia Romagna; 3 da parte della Northern Petroleum, nel mare della Puglia. Altre 10 procedure Via sono in corso: 7 per la compagnia Petroceltic, nei mari di Puglia, Abruzzo e Molise; 1 per la Edison (Abruzzo e Molise); 1 per la Consul service (Basilicata); 1 per la Northern Petroleum (Sicilia). Ancora 21 verifiche di assoggettabilità a Via concluse: 5 per la Northern Petroleum (4 nel Canale di Sicilia e 1 nello Ionio); 7 per l’Eni (5 nel mare della Sicilia e 2 in quello dell’Emilia Romagna); 3 per la Puma Petroleum (2 in Siclia e una in Sardegna davanti a Oristano); 2 per la Medoil (Sicilia), 2 per la Saras in Sardegna (uno nel Golfo di Cagliari e l’altra nel Golfo di Oristano).

L’upstream dell’upstream. In Italia molta dell’attività di ricerca consiste in quello che viene definito “l’upstream dell’upstream”. Aziende anche medie e piccole vanno in cerca di qualsiasi traccia di petrolio (e anche di gas) con l’obiettivo di ottenere le concessioni per le estrazioni e poi cederle ad altri gruppi che si occuperanno della trivellazione e della produzione.

L’opposizione. Ma l’idea di avere pozzi di petrolio vicino a casa, o a qualche chilometro dalla spiaggia, piace a pochi. Per questo i Comuni, le Regioni e le popolazioni dei territori che dovrebbero ospitare le estrazioni spesso dicono no all’inizio delle attività. Puglia e Toscana sono le Regioni che più di tutte si stanno opponendo alla ricerca di petrolio nei loro territori. Ma per quanto riguarda le acque marine gli enti locali possono poco, dato che l’ultima parola spetta allo Stato.

La Puglia. Nel febbraio scorso il Tar di Lecce ha ordinato la sospensiva del decreto ministeriale sui lavori preliminari per la ricerca di idrocarburi nel mare pugliese. La Regione Puglia, assieme ai Comuni di Fasano e di Ostuni, aveva presentato ricorso contro un provvedimento del ministero dell’Ambiente che aveva giudicato positivamente i lavori per l’estrazione di idrocarburi ordinati dalla società britannica Northern Petroleum. Il Tar ha dato ragione agli enti locali. Calvello e Ragusa Sono altri due esempi degli ostacoli che l’attività estrattiva può incontrare nel nostro Paese. Calvello è in Basilicata: lì l’Eni ha cinque pozzi di petrolio che non possono funzionare perché manca una firma della Regione per poter posare i tubi e portare il greggio verso il centro oli di Viggiano. A Ragusa la Panther Gas è pronta a sfruttare il giacimento (di metano) di Gallo. Ma non può partire perché il sindaco di Vittoria (il comune confinante) si è opposto, in quanto la trivellazione è a tre chilometri da una sorgente che alimenta l’acquedotto di Vittoria. La distanza minima per legge è 200 metri, ma i giudici hanno dato ragione al sindaco.

Le royalties. Per gli enti locali autorizzare le estrazioni può essere una buona opportunità: In Italia le royalties, cioè la quota dei ricavi dall’attività di estrazione da versare allo Stato, sono pari al 4%. Annualmente i primi 300.000 barili di petrolio costituiscono poi titolo di franchigia gratuita. Con questo sistema il settore estrattivo nel 2009 ha versato allo Stato più di un miliardo di euro sul reddito e oltre 260 milioni in royalties.

L’esempio della Basilicata. In Basilicata, dove il settore ha nella Val d’Agri il principale centro produttivo, il sistema sta funzionando. Nel 2009 gli enti locali hanno incassato 600 milioni di euro, utili a realizzare opere pubbliche e sviluppare iniziative legate all’archeologia e al turismo. Anche se i posti di lavoro creati, dicono dalla Cgil regionale, non sono i 2mila inizialmente promessi, ma solo 500. Lo conferma anche Vincenzo Vertunni, sindaco di Grumento (1.750 abitanti), che con Viggiano è uno dei due paesi petroliferi della Val d’Agri: «Le royalties ci arrivano. In media oltre due milioni di euro all’anno. Sta a noi impiegare bene questi soldi per creare sviluppo. Ma siamo onesti: l’indotto industriale non esiste, né qui né altrove». L’Eni in Val d’Agri oggi produce 85mila barili di petrolio al giorno. Quando sarà a regime la produzione salirà a 105 mila barili. A Tempa Rossa, nella Valle del Sauro, Total, Shell ed Exxon hanno già investito 250 milioni di euro e ne metteranno altri 800 per avviare le estrazioni nel 2012. Prevedono di ottenere, a regime, 50 mila barili al giorno e 350 mila metri cubi di gas. La Regione Basilicata ha ottenuto per la concessione, tra l’altro, la fornitura gratuita di tutto il gas naturale estraibile con un minimo garantito di 750 milioni di metri cubi.

La marea nera. Il disastro del Golfo del Messico, iniziato con l’esplosione della piattaforma Deepwater della British Petroleum lo scorso 20 aprile e ancora senza una soluzione, ha accresciuto anche nel nostro paese i timori sulla ricerca di petrolio in mare. Ai primi di maggio l’allora ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola ha deciso di sospendere le nuove trivellazioni in mare, quindi ha convocato i vertici di Eni ed Edison e ha condotto ispezioni nelle nostre piattaforme offshore per verificare l’efficienza dei sistemi di sicurezza e dei piani di emergenza.

Il chiarimento. Scajola ha tranquillizzato gli animi, ricordando che le perforazioni off shore in Italia avvengono a 200 metri di profondità, non a 1.500 come nel caso della piattaforma della Bp. Inoltre incidenti simili non si sono mai verificati in 50 anni di attività nei nostri mari. E le 115 piattaforme italiane (99 dell’Eni e 16 dell’Edison, realizzate tra il 1968 e il 2004) producono quasi tutte gas.

Le aree protette. In più il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha chiarito che il governo dirà no a sondaggi indiscriminati nel Mediterraneo, soprattutto a quelli in aree protette come quelle delle Tremiti, al largo della Puglia, o delle Egadi, ad ovest della Sicilia. «In Italia – ha detto il ministro – purtroppo spesso sono stati autorizzati studi e ricerche per verificare se c’è il petrolio nei nostri fondali anche in prossimità di riserve protette», dove le trivellazioni non verranno mai autorizzate.

Le norme. Per ora c’è comunque un problema normativo. «Nel nostro paese non esiste una normativa adeguata né per tutelare l’ecosistema nelle aree interessate dalle trivellazioni, né per il risarcimento in caso di disastro ambientale», spiega Ermete Realacci (Pd), presentando un’interrogazione parlamentare alla Presidenza del Consiglio dei ministri, al ministro per lo Sviluppo economico e al ministro dell’Ambiente. Il governo «intervenga con urgenza per verificare la situazione, l’effettiva economicità dell’attività estrattiva del nostro paese – chiede Realacci – e provveda a emanare una normativa più stringente per tutelare il Mediterraneo, un mare chiuso, dal fragile equilibrio e purtroppo fra i più inquinati al mondo da idrocarburi, con 38 mg per metro cubo di catrame pelagico».

 

27.06.2010

L'UE CONTROLLERA' I CITTADINI CON OPINIONI RADICALI



 Lo scorso 26 aprile, il Consiglio dell’UE riunito a Lussemburgo, affrontato il punto all'ordine del giorno dal titolo: "Radicalizzazione nell’UE", che si è concluso con l’approvazione del documento 8570/10 passato praticamente inosservato, un programma di controllo e di raccolta sistematica di dati personali di cittadini sospettati di sperimentare un processo di “radicalizzazione”. Questo programma può essere usato contro individui coinvolti in gruppi “di estrema destra o sinistra, nazionalisti, religiosi o no-global”, secondo quanto figura nei documenti ufficiali. 
Inizialmente concepito per gruppi terroristici islamici il documento estende il sospetto in una tale forma ed in termini così generici che dà la possibilità alla polizia di controllare qualsiasi individuo o gruppo sospettato di essere radicalizzato: un attivista di un’organizzazione civile, politica o cittadina, senza rapporti col terrorismo, potrebbe essere spiato nel quadro di un programma che invita ad investigare dal "grado di impegno ideologico o politico" del sospettato, fino alla sua situazione economica di “disoccupato, deterioramento, perdita di una borsa di studio o di aiuto finanziario”.
Il documento approvato raccomanda agli Stati membri che “condividono informazione relativa ai processi di radicalizzazione”. 
L’accordo mette anche sotto la lente d’ingrandimento della polizia i cittadini che difendono le idee radicali classiche, quelle dei sostenitori del riformismo democratico.
Il programma completo di controllo è raccolto in un documento precedente, il 7984/10, intitolato “Strumento per conservare dati e informazioni sui processi di radicalizzazione violenta”, di marzo di quest’anno. Casualmente, a questo testo è stato dato un carattere confidenziale, e si è conosciuto solo grazie al fatto che l’organizzazione della difesa delle libertà civili, http://www.statewatch.org/ ha avuto accesso ad esso e lo ha reso pubblico.
Tra gli obiettivi del documento segreto figura “combattere la radicalizzazione ed il reclutamento” ed include allusioni relative alla persecuzione di chi incitano all’odio o alla violenza che sembrano essere dirette a gruppi terroristici o filo terroristi. Ma, queste risultano non necessarie, dato che sono già penalizzate dalla legislazione penale dei paesi europei. Il testo allude indistintamente alla “radicalizzazione” e la “radicalizzazione violenta”, associando il ricorso alla violenza con ogni tipo di idee estreme o antisistema. 
Il programma invita a scrutare le audizioni nelle quali vengono rivolti messaggi radicali, siano essi di sostegno alla violenza oppure no, se esistono altri gruppi con le stesse idee che rinneghino la violenza, come si trasmettono i messaggi radicali,  raccomanda d’indagare anche i sentimenti delle persone che militano in gruppi sospetti, attraverso domande come quelle che mirano a conoscere i “sentimenti della persona in relazione alla sua nuova identità collettiva ed ai membri del gruppo” E con domande tipo: “La persona ha fatto commenti su fatti, principalmente di natura politica, usando argomenti basati su messaggi radicali? Ha fatto commenti sulla sua intenzione di prendere parte ad atti violenti?".
In questo modo, l’accordo apre una pericolosa via di persecuzione delle idee, gli argomenti e perfino gli stati d’animo.
La riunione nella quale è stato approvato questo programma di controllo cittadino è stata presieduta dal ministro degli Affari Esteri, Miguel Angel Moratinos, dato che la Spagna ha la Presidenza di turno dell’UE. Ha assisto anche il segretario di Stato dell' UE, Diego Lopez Garrido, così come la maggior parte dei ministri degli Affari Esteri comunitari.


fonte: http://www.cuartopoder.es/casidesnuda/la-ue-vigilara-a-los-ciudadanos-de-opiniones

ANNI '70: due interviste a Mauro Pagani

Dal progressive alla world music, una carrellata di cover per rileggere un pezzo di storia italiana Arrigo Boccalari,Il cittadino 26.06.2010

«Porto a Lodi i miei trent’anni di musica» 

Mauro Pagani si racconta alla vigilia del concerto; a fianco di Pagani (voce, flauto, violino, bouzouki, chitarra) il musicista senegalese Badara Seck (voce), Eros Cristiani (pianoforte, tastiere, fisarmonica) e Joe Damiani (batteria, percussioni)

In principio c’era la Premiata Forneria Marconi, ma dagli anni Settanta in poi la carriera di Mauro Pagani, polistrumentista e cantautore di natali bresciani, ha toccato diversi generi musicali e incontrato artisti di prima grandezza: dallo sperimentalismo di Demetrio Stratos alla musica popolare, fino alla world music e al magico sodalizio con Fabrizio De Andrè, da cui il nato il capolavoro Creuza de ma.

Si dice che lo spettacolo sia in gran parte dedicato a tutta la musica che ha influenzato la tua formazione. Che cosa si deve aspettare il pubblico di Lodi?«Non molta Pfm, qualche accenno, certo, ma più che altro la musica “esterna” che ha influenzato la nostra avventura: brani dei King Crimson, dei Genesis, dei Jethro Tull».

Molti pezzi cover, quindi nella scaletta.«Alcune, distribuite all’interno del concerto. Credo sia giusto rendere omaggio a un periodo musicale, quello del progressive, che è un punto di riferimento e un debito non risolto».

Una grande stagione, breve ma intensa.«Per la prima volta eravamo di fronte alla mediazione tra vari linguaggi musicali. La fiammata è durata pochi anni, ma oggi sembra tornare a vivere. In assenza di linguaggi nuovi la contaminazione è un’ipotesi molto affascinante».

Il tuo libro Foto di gruppo con chitarrista si chiude con il concerto per Demetrio Stratos del giugno 1979: la fine di un’epoca?«È stato l’ultimo concerto “di movimento”, già si sentiva che qualcosa stava cambiando: si cominciava a sentire una sorta di dicotomia tra il pubblico e i musicisti».

Da allora sono passati trent’anni: c’è qualche esperienza musicale da salvare dalla banalità?«Detesto l’impianto nostalgico. Io ho avuto la fortuna e il privilegio di vivere in un tempo di grande energia e voglia di innovare, denso di utopia, Abbiamo dato un grande contributo alla canzone d’autore, in un contesto in cui il rock “nostrano” spesso si è dimostrato imitativo e senza una sua identità...».

Per fortuna è arrivata la world music.«Due sono stati i momenti significativi nel panorama italiano: quello del progressive, il primo rock in cui gli stilemi blues-rock non sono fondamentali rispetto ad altri, e quello della musica del mondo, la world music, con il suo rapporto con la tradizione popolare, in una contaminazione di grande valore e interesse. In questo campo noi italiani siamo all’avanguardia da sempre, solo un’industria discografica poco lungimirante come la nostra ha potuto non rendersene conto».

Quindi la cosiddetta world music è solo un’etichetta che rappresenta la norma di una condizione già esistente nella pratica musicale?

«Creuza de ma è stata scritta nel 1983, Peter Gabriel ha aperto la Real World nel 1988, non c’è molto da aggiungere».

 

Dunque c’è ancora spazio per la musica, al di fuori dei talent show televisivi? «Abbiamo campato bene di pop per molti anni, di canzoni melodiche che possono essere cantate in italiano o in altre lingue, di musica impersonale e internazionale. Sono stati realizzati buoni prodotti commerciali, ma le nostre bandiere sono state e, credo, saranno anche in futuro, la canzone d’autore e la musica del mondo, quella appunto popolare».

Quali sono gli interessi attuali di Mauro Pagani, dopo una lunga carriera all’insegna dell’eclettismo e dell’improvvisazione?«Lavoro sempre come musicista, faccio la spola tra Italia e New York, dove collaboro con colleghi che mi danno la possibilità di sperimentare a 360 gradi, in situazioni in cui i linguaggi si mescolano in un processo creativo».

Insomma siamo in un’ottica postmoderna: l’esperienza del passato si ripresenta, viene citata ed elaborata per generare novità?«Sì, ma con un approccio che tenga veramente conto di tutti i linguaggi al di fuori dei cosiddetti generi: improvvisare senza farsi influenzare da blues, rock o progressive non è certo un’impresa facile».

 

 

19.06.2010

ADEUS JOSE'

Cosa fare con gli italiani?

Pubblicato in quaderno di Saramago da massimolafronza il 18 febbraio 2009

di Josè Saramago

Mi rendo conto che la domanda potrebbe suonare in qualche modo offensiva a un orecchio delicato. Di cosa si tratta? Un semplice particolare per chiamare in causa un intero popolo, per chiedergli conto dell’uso di un voto che, per la gioia di una maggioranza di destra sempre più insolente, ha finito per fare di Berlusconi padrone e signore assoluto dell’Italia e della coscienza di milioni di italiani? Anche se, in realtà, voglio dirlo subito, il più offeso sono io. Sì, esattamente io. Offeso nel mio amore per l’Italia, per la cultura italiana, per la storia italiana, offeso, ancora, nella mia ostinata speranza che l’incubo possa aver fine e che l’Italia possa riappropriarsi dell’esaltante spirito verdiano che, per un periodo, ha rappresentato la sua migliore definizione. E non mi si accusi di stare gratuitamente mischiando musica e politica, qualsiasi italiano colto e onesto sa che ho ragione e il perché.

É appena arrivata la notizia delle dimissioni di Walter Veltroni. Benvengano, il suo Partito Democratico è nato come la caricatura di un partito ed è finito, senza una parola né un progetto, come un convitato di pietra nella scena politica. Le speranze che in lui avevamo deposto sono state defraudate dalla sua inconsistenza ideologica e dalla sua fragilità caratteriale. Veltroni è il responsabile, certamente non unico, ma nella congiuntura attuale, maggiore, dell’indebolimento di una sinistra di cui si era presentato come salvatore. Pace all’anima sua.

Non tutto è perduto, però. É quello che ci dicono lo scrittore Andrea Camilleri e il filosofo Paolo Flores d’Arcais in un articolo recentemente pubblicato su “El País”. C’è da fare un lavoro insieme ai milioni di italiani che hanno già perso la pazienza vedendo il loro paese trascinato ogni giorno verso la pubblica derisione. Il piccolo partito di Antonio Di Pietro, l’ex-magistrato di Mani Pulite, può diventare il revulsivo di cui l’Italia ha bisogno per giungere a una catarsi collettiva che risvegli il civico agire nella parte migliore della società italiana. E’ l’ora. Speriamo che lo sia.

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